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Tanti vaccini in un’unica somministrazione sono dannosi? Troppi vaccini possono sopraffare e indebolire il sistema immunitario soprattutto nei bambini più piccoli? I vaccini contengono ingredienti e additivi pericolosi? Causano l’autismo? Producono effetti collaterali gravi anche a distanza di anni? Sono solo alcuni dei “falsi miti” sui vaccini rispetto ai quali studenti ed esperti si sono confrontati alla Camera dei Deputati nel talk show dal titolo “A scuola di vaccini”. L’evento è stato promosso dalla Società Italiana di Pediatria nell’ambito degli Stati Generali della Pediatria, che si celebrano in occasione della Giornata Mondiale dei Bambino e dell’Adolescente. Una platea di adolescenti di età compresa tra i 13 e i 16 anni ha interrogato pediatri, igienisti, ed infettivologi in un dibattito che ha avuto come “leitmotiv” dodici falsi miti sui vaccini. Gli esperti sono stati chiamati a sfatarli, sollecitati dalle domande gli studenti. Un’iniziativa voluta dalla Società Italiana di Pediatria per contribuire a promuovere una più corretta informazione tra le giovani generazioni, sfatando le false credenze che sono all’origine del drammatico calo delle vaccinazioni registrate nel nostro Paese.

Ma gli adolescenti cosa pensano dei vaccini? L’Indagine SIP “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” condotta sugli studenti delle terze medie, rivela che la maggioranza dei teenager italiani, pur essendo abbastanza preparata sull’argomento e pur avendo un’opinione positiva sulle vaccinazioni, non conosce la propria storia vaccinale. Alla domanda “Secondo te a cosa servono i vaccini?” la maggioranza del campione risponde correttamente: il 71,5% dice “a non far venire le malattie”, il 19,2% “a far venire le malattie meno gravemente”, solo il 3% non sa, mentre un 5,4% crede che servano a curare le malattie. Circa 7 adolescenti su 10 ritengono che vaccinarsi sia importante e che tutti dovrebbero farlo, il 18,2% ritiene che le vaccinazioni vanno fatte solo per le malattie importanti, soltanto il 2% le ritiene inutili, altrettanto esigua è la percentuale di chi le ritiene pericolose, mentre il 7,5 non sa, non ne ha mai parlato con un adulto. Tuttavia la maggioranza del campione non sa quali vaccinazioni ha fatto, come confermano le risposte alla domanda “Ricordi se hai fatto la vaccinazione contro una di queste malattie?”. Circa 7 adolescenti su 10 non ricordano se hanno fatto il vaccino per la difterite (68,5%), quasi altrettanto elevata la percentuale di chi non sa se ha fatto quello per la polio (61,4%) o per la pertosse (60,7%). E se è comprensibile che la maggioranza dei ragazzi non abbia memoria di vaccini fatti da neonati, colpisce che il 40% non sappia se ha fatto l’antitetanica, e che oltre la metà delle tredicenni non ricordi se ha fatto quella contro il Papilloma virus che viene somministrata all’età del campione della ricerca.

“Questo è il sintomo che stiamo perdendo la memoria di alcune malattie infettive, come la polio o la difterite, che in passato hanno fatto migliaia di morti e che oggi sono scomparse grazie alle vaccinazioni di massa,” commenta il Presidente della SIP Giovanni Corsello. “Il rovescio della medaglia è credere che i vaccini non siano più utili: questo è uno dei più comuni e pericolosi falsi miti da sfatare. Basta guardare a Paesi come la Siria dove a causa della guerra sono state sospese le vaccinazioni e stanno riemergendo malattie come la poliomelite. Investire sulla conoscenza, a partire dai giovanissimi, può rivelarsi un approccio vincente per contrastare in maniera efficace la cattiva informazione che sta facendo danni anche in Europa e in Italia. Stiamo vedendo casi di neonati e bambini che muoiono per malattie come difterite e pertosse che erano scomparse e che stanno riemergendo a causa del calo delle vaccinazioni”. In quest’ottica la SIP promuoverà nell’anno 2016 una Campagna di comunicazione nelle scuole che punterà a rendere gli studenti “ambasciatori” del messaggio positivo sulle vaccinazioni promosso dalla campagna. Il progetto prevede infatti il lancio di una “call to action” rivolta agli studenti e volta a premiare i migliori lavori sul tema: “Il valore del vaccini”.

I falsi miti sui vaccini [PDF 110 kb]

Una campagna che pare urgente a fronte di nuovi, drammatici dati. Oltre 358.000 bambini non vaccinati per morbillo, parotite e rosolia (vaccino MPR) negli ultimi 5 anni (2008-2013)(*). E’ come se un intero comune italiano, grande come Firenze, avesse smesso di fare le vaccinazioni. Con l’aggravante che la tendenza negativa si è accentuata negli ultimi due anni, che da soli registrano 139.747 bambini non vaccinati. Anche le vaccinazioni obbligatorie per legge hanno registrato una flessione. La riduzione delle coperture vaccinali, nel corrispondente periodo, ha riguardato 147.456 bambini non immunizzati con un ciclo completo di esavalente (vaccino che comprende polio, difterite, epatite B, tetano, pertosse, Hemophilus influenzae). Per usare lo stesso paragone di prima è come aver perso una fetta di popolazione grande come il comune di Rimini. La tendenza a rifiutare o dilazionare le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate dalle Autorità sanitarie, e universalmente riconosciute come efficaci, ha spinto di recente l’Istituto Superiore di Sanità a lanciare l’allarme, perché il nostro Paese si colloca “al limite della soglia di sicurezza”.

Un fenomeno questo non solo italiano, ma l’Italia presenta una peculiare criticità: le forti differenze nell’accesso all’offerta vaccinale tra i bambini che risiedono in diverse aree territoriali del Paese. A tutt’oggi ciascuna regione fa infatti riferimento al proprio calendario vaccinale. Così il vaccino contro il Meningococco B (di recente introduzione) che protegge da un ceppo di meningite molto aggressivo è offerto gratuitamente a tutti i nuovi nati solo in 8 regioni (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Toscana, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia). Il vaccino contro il papilloma virus (HPV) è somministrato gratuitamente a tutte le adolescenti italiane ma per i coetanei maschi è gratuito solo in 5 regioni (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Calabria, Puglia e Sardegna), mentre in Sicilia ed in Liguria è in copayment e nelle restanti regioni è a carico delle famiglie. L’offerta gratuita del vaccino contro la varicella riguarda al momento solo 8 regioni pilota: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna (ma nelle sole ASL di Cagliari e Sassari). “L’adozione del Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2016- 2018, già approvato dalla Conferenza Stato Regioni, ed al momento al vaglio del Ministero dell’Economia per le verifiche di compatibilità economica, consentirebbe di ridurre inaccettabili disparità che colpiscono il diritto alla salute dei bambini italiani” afferma il Presidente SIP Giovanni Corsello. “Il calendario nazionale delle vaccinazioni 2016-2018, che contempla anche vaccini di recente introduzione, rappresenta infatti il punto di riferimento per tutto il territorio nazionale. Occorre nel contempo attivare una adeguata sinergia di tutte le forze in campo (pediatri, medici di medicina generale, istituzioni, media) per far sì che vengano raggiunti livelli di coperture vaccinali adeguati in grado di non vanificare gli obiettivi del Piano”.

(*) I dati sono stati ottenuti incrociando le percentuali di coperture vaccinali per specifiche coorti di nascita (dati Istat) negli anni 2008-2013 con i relativi bambini italiani vaccinati entro il 24° mese di vita.