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Non solo pasta e riso: nei piatti dei bambini entrano sorgo, miglio e quinoa. Germogli di bamboo e foglie di cassava accanto a pomodori e melanzane. E per frutta mele, arance, ciliegie, ma anche litchis e papaya. L’integrazione tra popoli comincia dal menù dei più piccoli. La Società Italiana di Pediatria, all’insegna dello slogan “il cibo unisce” presenta la Piramide Alimentare Transculturale ovvero uno strumento di educazione alimentare per operatori della salute, dell’infanzia e per le famiglie nato con l’obiettivo di far incontrare i dettami e principi di salute della dieta mediterranea – patrimonio culturale immateriale dell’umanità secondo l’UNESCO – con i sapori delle altre popolazioni che vivono nel nostro Paese.

In Italia, paese multiculturale, vivono circa un milione di minori stranieri regolari,  pari al 10% della popolazione minorile. Provengono da Europa centrorientale, Africa del nord, Asia e America Meridionale. La maggioranza dei minori stranieri regolari è nata in Italia e costituisce la “seconda generazione”, più integrata con i nostri stili di vita rispetto ai bambini nati nei “Paesi a risorse limitate” e poi trasferitisi in Italia. Ai minori migranti regolari si aggiungono i bambini stranieri irregolari, (minori nati da genitori irregolari, nomadi, rifugiati in fuga da guerre o persecuzioni, accompagnati e non) che vivono in condizioni di maggior disagio sociale ed economico.

Verso il pediatra transculturale: a fronte di cambiamenti così radicali della nostra Società il pediatra deve ricostruire il proprio bagaglio di conoscenze su un’alimentazione globalizzata e saper suggerire una strategia nutrizionale facilmente attuabile in ogni parte del mondo. Le indicazioni della piramide transculturale rappresentano un importante tassello di questa nuova strategia nutrizionale e sono state diffuse non solo negli studi pediatrici, ma anche nelle scuole e nelle comunità che accolgono la popolazione pediatrica multiculturale nel nostro Paese.

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