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Un gruppo di ricercatori statunitensi ha recentemente individuato e validato due marker urinari associati alla malattia di Kawasaki. Si tratta di due proteine, la meprina A e la filamina C, che promettono una maggiore accuratezza nella diagnosi di tale patologia.

La malattia di Kawasaki è una vasculite acuta sistemica che si presenta con sintomi aspecifici quali febbre protratta, linfoadenopatie e lesioni mucocutanee. Sebbene piuttosto rara in Europa e USA, essa rappresenta la maggiore causa di cardiopatia infantile acquisita nei Paesi occidentali, e mostra un’incidenza molto alta in alcune popolazioni asiatiche: in Giappone ne è affetto un bambino su 100. La tempestività della terapia è un fattore critico nella prevenzione delle complicanze:  in assenza di trattamento precoce, il 25% dei pazienti è destinato a sviluppare aneurismi coronarici. La diagnosi è attualmente basata su criteri clinici ed ecocardiografici, nessuno dei quali è però specifico della malattia; molti bambini inoltre presentando forme incomplete rischiano di non ricevere terapie adeguate. I marker di laboratorio più utilizzati in clinica, VES e PCR, mostrano anch’essi scarse specificità e sensibilità, e i recenti tentativi di individuare nuovi parametri (osteoprotegerina, peptide natriuretico, VEGF) hanno prodotto risultati limitati.

Il gruppo di studio, composto da ricercatori del Boston Children’s Hospital, si è proposto di individuare un marker molecolare che offrisse una maggiore affidabilità diagnostica. Analizzando mediante spettroscopia di massa il profilo proteico di campioni di urine provenienti da pazienti con sospetta malattia di Kawasaki, Alex Kentsis e i suoi colleghi hanno identificato 190 possibili marker di malattia, selezionandone due per validarli e valutarne prospetticamente la performance diagnostica. Le due proteine sono presenti in concentrazioni elevate nelle urine e nel siero di pazienti con malattia di Kawasaki, compresi quelli con presentazioni incomplete, ma non in pazienti affetti da patologie simili, e mostrano un’accuratezza diagnostica maggiore rispetto a VES e PCR. I livelli di meprina A e filamina C sembrano  essere correlati con l’attività di malattia: alle ricadute cliniche nella coorte di pazienti studiati corrispondeva un incremento della loro concentrazione urinaria. I bambini con più elevati valori di meprina A e filamina C alla diagnosi mostravano inoltre una minore risposta alla terapia iniziale rispetto a quelli con valori inferiori. Lo studio dei due marker in modelli murini di arterite coronarica ha evidenziato infine come i loro livelli sierici siano correlati con la presenza di coronaropatia.  “Il nostro studio – concludono gli autori – apre molti potenziali approcci per migliorare la diagnosi della malattia di Kawasaki, delucidarne la fisiopatologia e indirizzarne la terapia”.

▼Kentsis A, Shulman A, Ahmed S et al. Urine proteomics for discovery of improved diagnostic markers of Kawasaki disease. EMBO Molecular Medicine 2012; DOI: 10.1002/emmm.201201494

Luigi Ceriello