L’editoriale di Alberto Villani, Presidente Società Italiana di Pediatria, sull'ultimo numero  di “Pediatria”

L’attenzione al periodo del concepimento, alla salute materna e paterna, all’alimentazione della gestante e ai primi 1000 giorni di ogni individuo sono ormai considerati il più concreto investimento sulla salute.

La Pediatria, da specialità di una particolare fascia di età, l’età evolutiva, ha acquisito il ruolo di medicina per la vita. Quanto più le acquisizioni scientifiche sui primi 1000 giorni saranno declinate in maniera efficace nel quotidiano dalla Pediatria, tanto più virtuosi saranno i risultati sulla salute della popolazione.

È ben dimostrato, da solida letteratura scientifica, che il periodo di maggiore fertilità per la donna è tra i 18 e i 32 anni, che resta soddisfacente sino ai 35-37 anni, per poi declinare. È altrettanto chiaro che lo stato di salute della donna prima e durante la gestazione influenza in maniera determinante le aspettative e la qualità di vita del nascituro con ripercussioni su tutta la vita del soggetto. I nati da procreazione medicalmente assistita (PMA) e da donne in età avanzata hanno una maggiore incidenza di malformazioni e patologie. Le verità scientifiche non devono essere “nascoste”.

Anche per l’uomo è dimostrato che la fertilità tende a diminuire progressivamente in termini quantitativi e qualitativi dalla fine della terza decade di vita. Lo stato di salute dell’uomo è altrettanto importante per la prole.

Sull’allattamento materno si è detto e fatto molto e l’Italia ha ottenuto risultati che la collocano ai primi posti in Europa per allattamento materno esclusivo a 3 e 6 mesi di età del lattante, pur potendo e dovendo migliorare ulteriormente.

Uguale impegno non è stato purtroppo posto nella nutrizione durante il primo anno di vita, ma in generale durante tutta l’età evolutiva, e su questo tema la Pediatria deve spendersi molto per riacquistare la leadership che ha smarrito negli ultimi lustri.

L’obesità nell’età evolutiva da un lato e gli stati carenziali dall’altro sono la triste testimonianza di quanto impegnativo e difficile sia il lavoro a cui i pediatri sono chiamati.

Perché tutte le acquisizioni scientifiche, cui ho brevemente fatto riferimento, siano applicate con costanza e determinazione nella pratica quotidiana da tutti i pediatri, è fondamentale che divengano solido e acquisito patrimonio culturale, ma ancor più importante, che trovino reale e puntale applicazione. Perché questo avvenga dobbiamo radicare le conoscenze tra i pediatri e continuare a lavorare perché le verità scientifiche vengano recepite all’interno delle politiche sanitarie e nella programmazione, ma che siano conosciute anche da tutta la popolazione.

Abbiamo una moderna e ben strutturata normativa a tutela della PMA, ma nessuna attenzione nel favorire e nell’incoraggiare una procreazione culturalmente e socialmente assistita nell’età di massima e migliore fertilità per la donna (fino a 35 anni) e per l’uomo. L’ulteriore calo delle nascite (474.000 nati nel 2016) attira l’attenzione dei media per un giorno, ma poi nulla viene fatto in concreto per cambiare questa drammatica involuzione, naturale conseguenza di una società disattenta ai bambini e alle famiglie.

Abbiamo promosso l’allattamento al seno come diritto di tutti i bambini, diritto che viene ignorato in quelle situazioni nelle quali la genitorialità biologica è solo un tramite per soddisfare le “esigenze” di alcuni adulti. Il diritto del bambino viene ignorato, annullato.

I latti formulati sono stati ghettizzati, sono poco conosciuti e non prescritti dai pediatri che hanno progressivamente delegato le scelte nutrizionali ad altre figure professionali e non. Il deprecabile risultato ottenuto è stato l’aumento dell’uso del latte vaccino nel primo anno di vita! Come spesso avviene, scelte ideologiche e non scientifiche, producono danni.

Se l’alimentazione, particolarmente nei primi 1000 giorni, è determinante per la salute di un individuo per tutta la vita, il pediatra allora deve tornare a essere il nutrizionista che “prescrive” la dieta quotidiana a tutti i suoi pazienti, in maniera dettagliata e personalizzata. Il pediatra deve difendere il diritto di tutti i bambini a essere nutriti dal latte della propria madre e a non assumere il latte vaccino nel primo anno di vita.

Se come pediatri non ci impegniamo nel dare applicazione pratica e quotidiana alle conoscenze che scientificamente maturano, nel rispetto dei bambini e della scienza, le verità scientifiche non troveranno applicazione nel quotidiano.

Il timore di contrastare posizioni ideologiche o frutto di “adeguamenti” a particolari realtà sociali non può e non deve relegare le verità scientifiche a chiacchiere da dopocena.