Intervista a Paolo Siani, Direttore UOC Pediatria 1 Ospedale Santobono, Napoli

Nel mondo pediatrico Paolo Siani non ha bisogno di presentazioni. Ha accettato l’invito di Matteo Renzi a candidarsi alle prossime elezioni. E in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero di “Pediatria” racconta perché.

“Dopo 10 anni entusiasmanti alla guida della Fondazione Polis della Regione Campania (http://fondazionepolis.regione.campania.it) che ci hanno visto realizzare tante iniziative importanti a favore dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e tante iniziative con i giovani per la legalità, dopo 6 anni alla guida dell’Associazione Culturale Pediatri e dopo 35 anni nel Servizio Sanitario Pubblico, prima al consultorio familiare di San Sebastiano al Vesuvio, poi all’ospedale Cardarelli di Napoli e infine al Santobono, mi è stata data l’opportunità di fare meglio e di più”, spiega Paolo Siani. “E ho maturato, col tempo, la convinzione che in Parlamento posso fare qualcosa di più per i diritti dell’infanzia, per le vittime della criminalità, per la sanità”.

Su quali ambiti prioritari si concentrerà il suo impegno politico?

Nel corso del mio mandato intendo perseguire uno degli obiettivi, dal mio punto di vista, più rilevanti per lo sviluppo della Campania e in generale del Sud: la crescita del capitale umano, la riduzione veloce e progressiva del gap sociale, sanitario ed educativo dei nostri bambini con quelli che nascono nel Nord Italia e in generale in Europa. Nel 1890, nei Principi di Economia, Alfred Marshall scriveva: “Il più prezioso di tutti i capitali è quello investito negli esseri umani; e di quel capitale la parte più preziosa è il risultato delle cure e della influenza materne”. Gli interventi precoci rappresentano un investimento in capitale umano con ricadute a breve e lungo termine nelle dimensioni della salute, dell’educazione-formazione e delle condizioni di vita, con risparmio sui costi degli interventi tardivi e riparatori. Questi interventi hanno effetti positivi anche sulla devianza sociale e sulla delinquenza. È necessario investire in modo strategico sull’educazione precoce al Nido e alla scuola pre-primaria per la fascia 0-3 (in rete con i servizi sociali e sanitari) e combattere la dispersione scolastica e il numero di studenti che lasciano la scuola o la frequentano senza regolarità.

 

Può indicarci tre obiettivi concreti per i quali si spenderà?

Mi occuperò di oncologia pediatrica in Italia e al Sud partendo dalla “Terra dei fuochi” e dall’esperienza dell’oncologia napoletana e del registro tumori. I dati evidenziano una consistente migrazione sanitaria fuori Regione, particolarmente accentuata tra gli adolescenti, tra i residenti nelle zone più distanti dalla città di Napoli e in presenza di specifiche diagnosi oncologiche (tumori solidi e tumori del sistema nervoso centrale). Lavorerò per offrire ai bambini di Napoli - e in particolare a quelli dei quartieri a rischio - scuole migliori, aperte molte ore al giorno, coinvolgendo le migliori menti per realizzare un piano per i bambini di Napoli, non un progetto a termine. Coinvolgerò i maestri di strada, e i tanti insegnanti che con abnegazione si battono nelle periferie delle grandi città. Ci vorrà una scuola “attraente” per quei bambini che si annoiano a scuola e ci vanno saltuariamente, senza nessun profitto. Mi impegnerò a diffondere il programma Nati per Leggere su tutto il territorio nazionale, negli ospedali pediatrici, nei quartieri a rischio. La lettura ad alta voce è un importante presidio di legalità, penso alle baby gang a Napoli, e dopo 5 anni ne valuteremo gli effetti.

Cosa vorrebbe portare in Parlamento della sua esperienza di pediatra?

La capacità di ascolto. Un medico sa ascoltare. E poi la voglia di rendere i nostri ospedali pediatrici più accoglienti e con tecnologie all’avanguardia. Porterò con me il sorriso di tutti quei bambini che ho visto in questi anni e il dolore e la sofferenza dei loro genitori davanti a malattie spesso difficili. Porterò la capacità di saper guidare un gruppo e di non perdersi nei rivoli della burocrazia o in discorsi inutili che non portano da nessuna parte.

E infine so che sarò affiancato da tanti colleghi e amici con cui ho lavorato in questi anni. Faranno parte della mia squadra.

(di  Cinthia Caruso, direttore di “Pediatria”)