Facebook
Twitter
LINKEDIN
Whatsapp

L'editoriale del Presidente SIP Alberto Villani sull'ultimo numero di "Pediatria"

Come continuare in Italia a garantire il diritto alla salute dei bambini e non solo.

La lettera sulla situazione pediatrica ospedaliera in Piemonte, a cui abbiamo dedicato la prima pagina di questo numero, poteva arrivare dalla Puglia come dal Lazio o dal Veneto: da una qualsiasi regione italiana. È la drammatica fotografia di una realtà ormai radicata e che evolve progressivamente da anni sempre più negativamente. Esternalizzazione dei servizi, con tutti i problemi di qualità e di costi dell’assistenza; organici sempre più esigui e anagraficamente vecchi.

Da anni la Società Italiana di Pediatria denuncia la criticità di questa involuzione quantitativa (diminuzione dei Pediatri) e di conseguenza qualitativa (mancato ricambio e scomparsa di specifiche professionalità, soprattutto in ambito ospedaliero) a cui l’assistenza sanitaria dell’età evolutiva è esposta.

Al punto in cui si è arrivati, anche se dal prossimo anno venissero significativamente aumentati i posti di specializzazione in Pediatria, solo dopo 7-10 anni potremmo garantire nuovamente qualità all’assistenza pediatrica in Italia. Certamente devono essere create le condizioni per avere molti più Pediatri nei prossimi anni e su questo la SIP continuerà a impegnarsi insieme all’Accademia.

Ma è possibile fare qualcosa da subito, nei prossimi mesi, nei prossimi 1-2 anni?
Cosa proporre per non trovarsi tra 5-7 anni con i soggetti in età evolutiva seguiti dai Medici di Famiglia dell’adulto e senza più Pediatri in Ospedale in grado di effettuare un’assistenza specialistica di II e III livello?

Già in atto da qualche anno è il passaggio dall’Ospedale al Territorio di Pediatri ospedalieri maturi (di età sopra i 50-60 anni). Questo fenomeno, presente in tutte le regioni, ha diverse possibili spiegazioni, ma è stato di fatto un esperimento non voluto e illuminante.

La demotivazione nel restare in un ambiente ospedaliero in cui spesso si diventa dei “turnisti” senza avere più tempo e modo di coltivare gli ambiti specialistici in cui negli anni si era cresciuti professionalmente; l’impossibilità di programmare la propria vita travolti dalle emergenze derivanti dalla carenza di personale e la fatica fisica di dover sopportare turni e notti in numero sempre crescente (per la riduzione degli organici): in alcune realtà si è costretti a fare anche 7-8 notti al mese!

Il medico ospedaliero che, dopo anni di Ospedale, diviene Pediatra di Famiglia, ha sempre eccellenti e rapidi risultati nel territorio in cui giunge a esercitare. Non solo, può procrastinare, volendo, l’età del pensionamento dai 65 ai 70 anni. Viene quindi facile pensare che moltissimi Pediatri ospedalieri a fine carriera potrebbero costituire nei prossimi anni un eccellente serbatoio professionale, qualitativamente straordinario, in grado di sopperire alla già presenti carenze in alcuni ambiti territoriali.

Il Pediatra di Famiglia deve essere ben preparato, in grado di riconoscere e affrontare le più svariate situazioni cliniche, ma deve anche essere equilibrato, esperto e ispirare fiducia. Non è richiesto di lavorare di notte e nei festivi e questo è particolarmente adeguato a chi non è più giovanissimo.

Preparare un Pediatra ospedaliero a essere in grado di affrontare le patologie acute a media ed elevata complessità assistenziale, nonché a gestire i non pochi pazienti “cronici” richiede alcuni anni dopo la specializzazione, ma soprattutto una continuità giornaliera in Ospedale. Il rischio che, andata in pensione la generazione degli attuali 55-60enni, alcune professionalità pediatriche scompaiano in molti Ospedali, anche di medie e grandi dimensioni, è una matematica certezza: in alcune realtà è già accaduto! L’aiuto anziano bravissimo endoscopista digestivo non ha a chi trasmettere la sua professionalità ed esperienza mancando il ricambio generazionale. Il pensionamento di questo Collega segnerà la fine dell’endoscopia digestiva pediatrica in quella realtà.

Credo quindi che offrendo la possibilità a tutti i neo-specialisti, che si formeranno nei prossimi 3-5 anni, di essere assunti in Ospedale, garantirebbe il ricambio, in moltissime Pediatrie Ospedaliere e Universitarie, per gli anni necessari alla “normalizzazione” della situazione, permetterebbe a questi giovani una straordinaria crescita e qualificazione professionale. Trascorsi questi primi 5-7-10 anni, garantendo una continuità lavorativa e pensionistica con una nuova normativa ad hoc, alcuni di questi Colleghi potranno optare per l’attività di Pediatra di Famiglia (per la quale questo percorso formativo sarebbe certamente giovevole) e altri continueranno la loro carriera all’interno dell’Ospedale (avendo raggiunto la necessaria competenza ed esperienza per “rimpiazzare” gli “esperti” Colleghi che andranno in pensione), mantenendo viva e arricchendo l’assistenza pediatrica di II e III livello.

Questa proposta, in tempi rapidi, consentirebbe di soddisfare le esigenze territoriali della Pediatria di Famiglia con professionisti esperti e ben preparati (gli Ospedalieri maturi), permetterebbe in ambito ospedaliero di garantire il ricambio e creare le condizioni per preparare la sostituzione qualificata e sicura delle professionalità più elevate (assunzione in Ospedale e Università di tutti i nuovi specializzandi).

Lavorando insieme, tutte le anime della Pediatria, dovrebbero agire sinergicamente affinché la politica possa elaborare e legiferare il riassetto dell’assistenza pediatrica con l’unica finalità di garantire ai neonati, ai bambini e agli adolescenti del nostro Paese la specificità delle cure a loro dedicate.

Mi auguro che questo scritto possa stimolare un confronto tra tutti i soci SIP e che si possa arrivare in tempi brevi a elaborare una proposta condivisa da offrire alla Politica. Nel sottotitolo di questo editoriale è scritto “Come continuare in Italia a garantire il diritto alla salute dei bambini e non solo…”: non solo perché la Pediatria è la scienza della salute per l’intera vita e investire nella salute dell’età evolutiva formando al meglio i professionisti che se ne dovranno occupare, significa investire nel benessere e nella ricchezza dell’intero Paese oggi e negli anni a venire.