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Dott.ssa Ester Del Tufo

Specializzanda di Pediatria, Univerisità di Pisa

Prof. Diego Peroni

Ordinario di Pediatria, Università di Pisa, Consigliere nazionale SIP

Cosa sono le allergie?

Le allergie sono le più frequenti malattie croniche nei bambini e giovani adulti. Sono una risposta anomala del sistema immunitario successiva al contatto con una sostanza esterna, normalmente innocua, definita “allergene”. La reazione immunitaria può essere anticorpo o cellulo-mediata.  La classe di anticorpi più frequentemente associata a malattie allergiche è quella delle IgE ma ciò non esclude la possibilità che altre classi di anticorpi possano essere responsabili di malattie allergiche. Pertanto è possibile distinguere i pazienti come affetti da allergie IgE-mediate o da allergie non IgE-mediate.

I pazienti allergici presentano una tendenza familiare o individuale a produrre anticorpi IgE in risposta a basse dosi di allergeni. Questa predisposizione prende il nome di “atopia”.

Perché il numero di pazienti allergici è in costante aumento?

Mentre all’inizio del XX secolo l’allergia era una malattia rara, negli ultimi decenni la prevalenza è decisamente aumentata, in Italia varia dal 20% al 30% della popolazione.

Le cause dell’aumento delle allergie non sono note e sono state oggetto di studio degli ultimi 40 anni. Tali studi hanno escluso una modificazione rapida dei fattori genetici e si sono concentrati su fattori non genetici, quali inquinamento, fumo di tabacco, esposizione agli allergeni, sedentarietà e la ridotta ricircolazione degli agenti infettivi, definita “ipotesi dell’igiene”. Secondo questa ipotesi il cambiamento radicale nell’esposizione ai microrganismi ha un impatto sul funzionamento del sistema immunitario  e potrebbe essere responsabile – almeno in parte – dell’aumento delle malattie allergiche soprattutto nei Paesi dove le condizioni di vita sono migliori e quindi è ridotta l’esposizione ai germi. Infatti una stimolazione continua da parte di batteri, virus ed elminti è fondamentale per l’attivazione di determinati meccanismi immunitari che prevengono la deviazione verso l’atopia.

Come si riconoscono i sintomi?

I sintomi che caratterizzano le allergie variano in base al tipo di allergia e al tipo di allergene: gli organi coinvolti nelle reazione allergiche sono il naso, gli occhi, i bronchi e la cute.
Frequente è l’interessamento della mucosa nasale, con rinorrea acquosa, prurito nasale e starnutazioni. Quando sono interessati gli occhi, questi si presentano arrossati, gonfi e tale manifestazione si associa a lacrimazione, sensazione di corpo estraneo e fotofobia. Quando la malattia allergica interessa l’apparato respiratorio saranno presenti senso di costrizione toracica, dispnea e respiro sibilante, accompagnati da tosse secca.  I quadri clinici finora elencati possono essere presenti in particolari periodi dell’anno (stagione primaverile) oppure essere perenni.

Anche la cute è coinvolta nelle malattie allergiche, che possono manifestarsi con pomfi ed edema, associato a prurito, oppure con gonfiore e bruciore delle labbra. Meno frequentemente più organi possono essere coinvolti contemporaneamente nella manifestazione della malattia allergica.

Quante allergie esistono e quali sono le patologie correlate?

Sono patologie allergiche:

- la rinocongiuntivite allergica (patologia infiammatoria IgE mediata della mucosa nasale e congiuntivale, conseguente all’esposizione ad allergeni inalanti, quali acari della polvere, pollini, pelo di animali o muffe);

- l’asma allergico (patologia infiammatoria cronica e reversibile delle vie aeree, si caratterizza per l’esaltazione della risposta contrattile del muscolo liscio bronchiale e per fenomeni di iperreattività bronchiale, con conseguente ostruzione bronchiale di entità variabile);

- l’allergia al veleno di imenotteri;

- l’allergia ai farmaci (in particolare antibiotici e farmaci antinfiammatori non steroidei);

- l’anafilassi (reazione da ipersensibilità severa che interessa più organi contemporaneamente, potenzialmente fatale per la sua complicazione in shock anafilattico).

 Quali le terapie?

Le strategie per il trattamento delle patologie allergiche si basano sull’educazione del paziente, sulla riduzione del contatto con l’allergene e controllo ambientale, sulla farmacoterapia e sull’immunoterapia. Una volta individuato l’allergene verso cui il paziente è allergico, bisogna istruirlo su come evitarne l’esposizione: in caso di allergia ai pollini ridurre la frequenza di gite in campagna nei periodi di fioritura, in caso di allergia agli acari della polvere assicurare la pulizia accurata e quotidiana degli ambienti domestici.

La farmacoterapia prevede l’utilizzo di una serie di farmaci quali:

- antistaminici anti-H1 (bloccano il recettore H1, arrestando così i sintomi dell’infiammazione allergica)

 - glucocorticoidi (somministrati sia per via inalatoria che per via sistemica, riducono l’infiammazione allergica),

 - antileucotrienici (azione antinfiammatoria complementare a quella degli steroidi inalatori, bloccano il recettore dei cisteinil-leucotrieni, prodotti da eosinofili, basofili, mastcellule, macrofagi e monociti presenti nelle vie aeree)

- broncodilatatori (β-adrenergici, sono utilizzati nell’asma per la loro azione broncodilatatrice e si distinguono in molecole a rapida durata d’azione e a lunga durata d’azione)

- anticolinergici (farmaci utilizzati nell’asma in forma di aerosol per l’effetto broncodilatatore)

- adrenalina (catecolamina ad azione α- e β-adrenergici, si somministra in caso di anafilassi e shock anafilattico per il suo effetto vasopressorio, cardiostimolante e broncodilatante)

- Omalizumab (anticorpo monoclonale umanizzato anti IgE, è utilizzato nella terapia dell’asma severo e dell’orticaria cronica.).

Infine è possibile eseguire l’immunoterapia specifica, cioè una terapia desensibilizzante effettuata nei  pazienti con allergie respiratorie (pollini, acari, muffe) e allergia a imenotteri. Lo scopo è quello di alleviare i sintomi in caso di esposizione all’allergene e prevede la somministrazione di quantità piccole e progressivamente crescenti di tale allergene. Le vie di somministrazioni più efficaci sono la sublinguale e la sottocutanea. Gli ultimi studi dimostrano una buona efficacia anche nella somministrazione intranasale mentre la somministrazione orale non raggiunge i livelli minimi di efficacia.

Come prevenirle?

Le strategie di prevenzione possono essere messe in atto sin dalla nascita del bambino.

Alcune raccomandazioni:

1. allattamento al seno esclusivo, possibilmente per 6 mesi e comunque non inferiore ai 4 mesi;

2. iniziare il divezzamento a 6 mesi di vita e comunque non prima del 4° mese compiuto;

3. non è raccomandato per i bambini a rischio allergico, introdurre i cibi potenzialmente allergizzanti secondo modalità diverse rispetto ai bambini non a rischio

4. nel mondo occidentale, i bambini e gli adolescenti trascorrono la maggior parte del loro tempo in ambienti chiusi, pertanto tutti gli interventi mirati a limitare il più possibile l’esposizione ai suoi fattori di rischio, come fumo di tabacco e gli allergeni domestici (acari della polvere, muffe, i derivati epiteliali di cane e gatto) rappresentano un’importante possibilità di prevenzione. Infatti l’asma e la rinite allergica sono risultate fortemente correlate all’esposizione a muffe durante il primo anno di vita, sia nei bambini sia negli adolescenti.