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Dott.ssa Ester Del Tufo

Specializzanda di Pediatria, Univerisità di Pisa

Prof. Diego Peroni

Ordinario di Pediatria, Università di Pisa, Consigliere nazionale SIP

1. Cos’è l’allergia ai pollini?

L’allergia ai pollini è una reazione immunitaria che si innesca in seguito all’inalazione di pollini prodotti da alberi (olivo, cipresso, betulla), graminacee e parietarie. Essa viene anche denominata più comunemente “febbre da fieno”. I sintomi associati sono: rinorrea acquosa, ostruzione nasale, prurito nasale, starnutazione “a salve” (crisi di starnuti continui), lacrimazione e prurito oculare. Spesso i bambini presentano russamento e problemi del sonno (legati all’ostruzione nasale) e i pazienti più grandi possono riferire una ridotta percezione degli odori (iposmia).

2. Quali sono i periodi dell’anno più critici?

L’allergia ai pollini è in costante aumento nella popolazione: attualmente si stima che 1 italiano su 4 soffra di rinite allergica stagionale, patologia clinica che si associa più di frequente all’allergia ai pollini. Il periodo in cui si manifesta l’allergia dipende dal tipo di polline verso cui si è sensibilizzati e dalla sua concentrazione nell’atmosfera. Gli alberi generalmente fioriscono tra la fine dell’inverno (nocciolo, frassino) e l’inizio della primavera (betulla, cipresso, olivo); le graminacee fioriscono alla fine della primavera-inizio dell’estate. La parietaria ha invece un periodo di pollinazione molto lungo (marzo-novembre). Data la differente distribuzione delle piante nelle varie regioni italiane (maggior presenza di nocciolo, betulla e cipresso al Centro-Nord; parietaria e olivo prevalenti al Centro-Sud), il periodo della comparsa dei sintomi sarà differente da regione a regione.

3. Come si fa la diagnosi?

Un’attenta anamnesi, con la descrizione delle caratteristiche dei sintomi e del periodo dell’anno in cui essi compaiono, è fondamentale per una corretta definizione diagnostica. Il percorso si completa con l’esecuzione di Skin Prick Test (SPT), che consiste nell’inoculazione di piccole quantità di allergeni a livello dell’epidermide e nella successiva lettura della risposta infiammatoria della cute che, se presente, indica la sensibilizzazione verso quel determinato tipo di allergene. Il riscontro di positività che concordano con la clinica e i sintomi del paziente è sufficiente a porre diagnosi di allergia a pollini.

4. Come si possono prevenire i sintomi?

La riduzione del contatto con gli allergeni è lo strumento fondamentale per la prevenzione dei sintomi di allergia al polline. Per questo motivo, generalmente, si consiglia di evitare gite in campagna o di trovarsi in prati in fioritura o appena tagliati nel periodo primaverile e durante giornate molto ventose.
Dato che i pollini si accumulano negli ambienti domestici, è preferibile tenere le finestre chiuse durante il giorno e aprirle di notte, quando la concentrazione di pollini nell’aria è più bassa; è consigliabile inoltre un’adeguata pulizia degli ambienti domestici, utilizzando aspirapolvere dotati di filtro antiallergeni, e delle superfici dei mobili con panni umidi, al fine di rimuovere il polline depositato.
Un’efficace pulizia della mucosa nasale, tramite lavaggi nasali, riduce al minimo il contatto dell’allergene con la mucosa nasale e quindi il successivo innesco dell’infiammazione allergica, responsabile della manifestazione del quadro clinico.

5. Quale terapia?

La terapia farmacologica prevede l’utilizzo di spray nasali a base di corticosteroidi topici. Questi dispositivi presentano una notevole efficacia nel controllo dei sintomi e un alto profilo di sicurezza, in quanto il principio attivo si localizza solo sulla mucosa nasale, mentre l’assorbimento sistemico è ridotto al minimo.
Quando la sintomatologia è particolarmente intensa è possibile somministrare antistaminici anti-H1 per via orale per circa 3-4 giorni. In caso di sintomi oculari, l’utilizzo di colliri antistaminici è consigliato.
Infine è possibile eseguire l’immunoterapia specifica (erroneamente definita “vaccino”): tale terapia ha l’intento di ridurre i sintomi del paziente quando è esposto al contatto all’allergene e prevede la somministrazione di quantità crescenti di tale allergene. Le vie di somministrazioni più efficaci per l’immunoterapia ai pollini sono la sublinguale e sottocutanea che presentano buoni profili di sicurezza ed efficacia.