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Dott.ssa Ester Del Tufo

Specializzanda di Pediatria, Univerisità di Pisa

Prof. Diego Peroni

Ordinario di Pediatria, Università di Pisa, Consigliere nazionale SIP

1) Intolleranza alimentare e allergie sono la stessa cosa - Falso

L’allergia alimentare è una reazione avversa che si sviluppa mediante una risposta immunologica specifica e riproducibile all’esposizione di un determinato alimento. È quindi caratterizzata da un’anomala reazione immunologica nei confronti di componenti alimentari di natura proteica o glicoproteica. Al contrario, le intolleranze alimentari non sono causate da una reazione del sistema immunitario.
L’intolleranza più frequente è quella al lattosio: si caratterizza per il deficit dell’enzima lattasi, che nel soggetto sano permette la digestione di uno zucchero contenuto nel latte (il lattosio), in glucosio e galattosio. In caso di deficit di tale enzima, l’assunzione di latte determina la manifestazione di sintomi quali diarrea, flatulenza e dolori addominali. Altre forme sono le intolleranze a sostanze farmacologicamente attive (la cui effettiva importanza clinica è probabilmente sovrastimata) e le intolleranze da meccanismi non definiti (riguarda reazioni avverse provocate da additivi, per i quali non è possibile dimostrare un meccanismo immunologico e la loro importanza clinica va attentamente valutata caso per caso).
I sintomi legati all’allergia si caratterizzano per un ampio spettro di manifestazioni cliniche che compaiono da pochi minuti a poche ore dopo l’assunzione dell’alimento. Frequente è il coinvolgimento della cute con la manifestazione di orticaria/angioedema e della sindrome orale allergica (edema, prurito/o bruciore localizzati al cavo orale); altro sistema interessato in caso di allergia è quello respiratorio, con la presentazione di difficoltà respiratoria successivamente all’assunzione dell’alimento. Nelle forme di allergia alimentare moderate-gravi è possibile lo sviluppo di anafilassi, che si caratterizza per il rapido coinvolgimento di più organi, fino al collasso cardiovascolare.

Al contrario, le intolleranze alimentari sono caratterizzate da sintomi localizzati all’apparato gastrointestinale, quali gonfiore e dolore addominale, diarrea e vomito. Raramente sono coinvolti altri organi e apparati.

2) I test per riconoscere allergia o intolleranza non sono gli stessi - Vero

Nonostante intolleranze e allergie alimentari presentino sintomi sovrapponibili, il meccanismo alla base della patologia è differente e pertanto anche le indagini diagnostiche sono diverse.

3) La diagnosi di allergia e di intolleranza alimentare è rappresentata da percorsi complessi che richiedono il coinvolgimento di una figura specialistica - Vero

La diagnosi di allergia alimentare necessita della raccolta approfondita dell’anamnesi, con la valutazione del quadro clinico del paziente, dei suoi sintomi e dell’eventuale associazione con determinati alimenti. In base ai dati raccolti durante l’anamnesi, il percorso diagnostico è mirato e prevede una serie di indagini, i cui risultati devono poi essere interpretati da un medico che possegga le competenze necessarie del settore. Nel caso quindi di allergie alimentari è fondamentale la presenza dell’Allergologo e/o del Pediatra Allergologo; nel caso invece delle intolleranze alimentari, l’approccio diagnostico deve essere multidisciplinare e coinvolgere, oltre al Pediatra Allergologo, anche il Gastroenterologo (per l’esclusione di patologie gastrointestinali) ed eventualmente il Nutrizionista/Dietologo (per la correzione delle abitudini dietetiche).

4) I test utili per la diagnosi di allergia sono i test cutanei (prick test, prick by prick), il dosaggio delle IgE totali e specifiche e il test in vivo di scatenamento - Vero

I test cutanei sono test di primo livello nel percorso diagnostico delle allergie. Sono caratterizzati da una buona sicurezza, da sensibilità e specificità elevata e permettono una lettura rapida dei risultati. Si effettuano utilizzando estratti allergenici purificati (prick test) o alimenti freschi (prick by prick). Nonostante l’elevata sicurezza per i pazienti, l’esecuzione deve essere affidata a personale specializzato. È necessario però sottolineare che la negatività ai test cutanei non esclude un’allergia; allo stesso modo, la positività ai test cutanei indica solo una sensibilizzazione all’allergene, che può non avere alcun legame con la sintomatologia del paziente. Per questi motivi, i risultati devono essere correttamente valutati dallo specialista.
Il secondo livello diagnostico prevede un prelievo di sangue, finalizzato al dosaggio degli anticorpi della classe IgE, alla ricerca di IgE specifiche per gli alimenti verso cui è alto il sospetto di allergia ed eventualmente alla ricerca delle IgE rivolte verso le componenti molecolari dell’alimento. Anche in questo caso la negatività ai test non esclude un’allergia e la positività può indicare solo una sensibilizzazione nei confronti dell’alimento. L’interpretazione è pertanto affidata allo specialista.
Il test in vivo di scatenamento orale rientra nel terzo livello ed è considerato il gold standard diagnostico delle allergie alimentari. Si effettua nel caso in cui i test di primo e di secondo livello non siano stati dirimenti nel fornire una diagnosi. Il test si esegue somministrando al paziente l’alimento verso cui si sospetta l’allergia a dosi crescenti e verificando la comparsa di sintomi successivamente all’assunzione. Dato che può essere causa di reazioni anche gravi, come lo shock anafilattico, questa indagine deve essere eseguita in sede specialistica ospedaliera, in presenza di personale esperto e addestrato a gestire eventuali reazioni.

5) L’unica indagine diagnostica attualmente riconosciuta per le intolleranze alimentari è il Breath Test - Vero

Ricordiamo che l’unica intolleranza alimentare attualmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è l’intolleranza al lattosio. Il gold standard diagnostico è caratterizzato dal Breath Test, che misura il livello di idrogeno espirato dal paziente dopo l’assunzione di lattosio.

La diagnosi di intolleranza a sostanze farmacologicamente attive è solo anamnestica, mentre per le intolleranze da meccanismi non definiti può essere eseguito il Test di Scatenamento Orale.

 6) Altri test allergologici, definiti “alternativi”, sono riconosciuti dall’OMS - Falso

Come detto precedentemente, il gold standard diagnostico per le allergie alimentari è il Test di Provocazione Orale, mentre il gold standard per l’intolleranza al lattosio è il Breath Test.
Altre tecniche diagnostiche non sono state studiate in trial rigorosi o hanno presentato risultati molto contrastanti e pertanto non possono essere presi in considerazione per una corretta valutazione diagnostica.

8) I kit rapidi che determinano le IgE specifiche permettono una diagnosi affidabile di allergia - Falso

I kit che dosano i valori di IgE specifiche per determinati allergeni presentano gli stessi limiti dei dosaggi eseguiti in laboratori specializzati (in caso di negatività non possono escludere l’allergia; in caso di positività può trattarsi di sensibilizzazione verso l’alimento e non di una reale allergia). L’interpretazione è spesso demandata al paziente o a opuscoli informativi mentre la figura di uno specialista del settore allergologico è assente. Tali mezzi non sono sufficienti per una corretta interpretazione dei risultati e quindi non possono sostituirsi alla valutazione di uno specialista allergologo.

9) I kit che dosano le citochine pro infiammatorie PAFF e BAFF possono essere utilizzati nella diagnosi di allergia o intolleranza alimentare? - Falso

Attualmente sono presenti pochi studi clinici, che dimostrano un aumento a livello intestinale del pattern delle citochine pro infiammatorie PAFF e BAFF in caso di allergia alimentare non IgE mediata. Tali studi sono troppo poco numerosi per poter definire il dosaggio di tali citochine affidabile per la corretta diagnosi di allergia e deve, pertanto, essere associata alle tecniche diagnostiche attualmente riconosciute.

10) Il Test di provocazione-neutralizzazione intradermico è sovrapponibile al Test di provocazione orale - Falso

Il Test di provocazione-neutralizzazione intradermico non corrisponde e non si può sovrapporre al Test di provocazione orale. Il Test di provocazione-neutralizzazione intradermico consiste nella somministrazione per via intradermica dell’allergene e sulla successiva osservazione del paziente per valutare la comparsa di qualsiasi tipo di sintomatologia. Non essendoci limiti sul numero, gravità e tipologia di sintomi provocati, è alta la possibilità di falsi positivi al test, portando ad una sbagliata interpretazione dei risultati. Trattandosi inoltre di una somministrazione in ambiente non ospedaliero di un allergene, il test può anzi essere potenzialmente pericoloso. Se ne sconsiglia pertanto l’esecuzione.

11) Il Test di provocazione-neutralizzazione sublinguale non è affidabile - Vero

Questo test è molto simile al test di provocazione-neutralizzazione intradermico precedentemente descritto, essendo differente solo la modalità di somministrazione dell’allergene (sublinguale anziché intradermica). Come il precedente, quindi, risulta non affidabile per la diagnosi di allergie alimentari.

12) Kinesiologia Applicata, DRIA-Test, Test elettrotermici (VEGA test) e Biorisonanza sono test alternativi, non riconosciuti in letteratura - Vero

Nessuno dei test sopraelencati ha dimostrato una validità scientificamente dimostrata nella diagnosi di allergie e intolleranze alimentari. Nel caso della kinesiologia applicata (che valuta l’esauribilità della forza muscolare del paziente mentre mantiene in mano un barattolo contenente l’alimento in esame) non è mai stato documentato un interessamento dell’apparato muscolo-scheletrico in corso di reazioni allergiche. Inoltre il fatto che l’allergene non sia posto a diretto contatto del soggetto esclude ogni possibile spiegazione scientifica e razionale. Nel caso dei test elettrotermici, come il VEGA test, il principio che una reazione allergica modifichi il potenziale elettrico cutaneo non è mai stato dimostrato. Al contrario, vari studi hanno omogeneamente osservato l’incapacità di tali metodiche nell’identificare gli allergeni responsabili della sintomatologia. Allo stesso modo, due studi recenti non sono stati in grado di dimostrare alcun valore diagnostico o terapeutico della biorisonanza (che dovrebbe prevedere la captazione di onde elettromagnetiche patologiche da parte del paziente allergico).

13) È possibile fare diagnosi di allergia/intolleranza alimentare attraverso l’analisi del capello o delle iridi - Falso

L’analisi del capello e delle iridi non ha alcuna correlazione scientificamente dimostrata con le allergie e le intolleranze alimentari.

14) Il test citotossico e la ricerca delle IgG4 non sono utili per la diagnosi di allergia - Vero

Entrambi questi test non sono affidabili nella diagnosi di allergia alimentare. Il test citotossico è un test in vitro che valuta la lisi cellulare successiva all’aggiunta di uno specifico allergene al sangue intero del paziente. Il test si è dimostrato non riproducibile e non riesce a discriminare tra pazienti realmente allergici e pazienti non allergici.
Il dosaggio degli anticorpi IgG4 per la diagnosi di allergie alimentari non IgE mediate non è rilevante nella diagnostica allergologica in quanto la presenta di IgG verso proteine alimentari è un fenomeno fisiologico, legato ad una normale produzione di anticorpi successivamente all’assunzione e assorbimento delle molecole proteiche alimentari dall'intestino.

15) L’utilizzo di tecniche diagnostiche alternative può avere ripercussioni sulla salute dei pazienti - Vero

Le metodiche alternative di diagnosi allergologica non hanno basi scientifiche dimostrate che ne giustifichino l’utilizzo nella pratica clinica. Al contrario sono numerose le dimostrazioni della loro inefficacia. Un uso non razionale dei test alternativi può avere serie ripercussioni sulla salute dei pazienti, determinando l’esclusione di alimenti essenziali per una corretta alimentazione (senza una reale indicazione clinica), con possibile ritardo di crescita e malnutrizione nei bambini. Al contrario, il mancato riconoscimento di un’allergia reale può mettere a rischio la vita del paziente, in quanto continuando ad assumere l’alimento verso cui si è allergico aumentano le probabilità che si possano sviluppare reazioni allergiche gravi e potenzialmente letali come lo shock anafilattico.

 

Bibliografia

http://www.associazioneaili.it

https://www.siaip.it/upload/1985_Documento_Alimentazione_e_stili_di_vita_.pdf

https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2017/11/1.2016_III_documento_.pdf

Hammond C, Lieberman JA. Unproven Diagnostic Tests for Food Allergy. Immunol Allergy Clin North Am. 2018 Feb;38(1):153-163.

Lied GA, Lillestøl K. Intestinal B cell-activating factor: an indicator of non-IgE-mediated hypersensitivity reactions to food? Aliment Pharmacol Ther. 2010 Jul;32(1):66-73.