Facebook
Twitter
LINKEDIN
Whatsapp

Dott.ssa Caterina Bacci

Scuola di specializzazione in pediatria-Università di Pisa

Dott.ssa Claudia Mininni

Medico Chirurgo

Dottor Silvano Bertelloni

Dirigente Medico- UO pediatria universitaria 1-Azienda Universitario-Ospedaliera Pisana

Prof. Diego Peroni

Ordinario di Pediatria, Università di Pisa, Consigliere nazionale SIP

Nelle ragazze un ciclo mestruale irregolare nei primi anni dopo il menarca è normale. VERO

Con la pubertà si instaura il ciclo mestruale. Nei primi due anni dopo la comparsa della prima mestruazione (menarca) circa il 50-80% dei cicli ovarici risulta anovulatorio (ovvero caratterizzato dall’assenza di ovulazione), mentre la quota scende al 10-20% nei successivi tre anni. Questo può comportare, nel 35-40% delle adolescenti, flussi mestruali non regolari nei primi anni ginecologici. È, quindi, opportuno richiedere una consulenza ginecologica solo successivamente.

Dietro all’irregolarità dei cicli mestruali possono esserci problemi endocrinologici VERO

Devono essere sospettati problemi endocrinologici  in tutte le pazienti obese con almeno due anni di età ginecologica che presentino, oltre ad irregolarità mestruale, segni clinici (irsutismo, alopecia, acne) e/o biochimici di iperandrogenismo ed evidenze ecografiche riconducibili a policistosi ovarica (PCO). Da tenere inoltre presente, che vi sono anche condizioni di oligomenorrea legate a stress psicofisico o a disturbi della condotta alimentare (anoressia nervosa).

Perdite ematiche in adolescenza, possono essere un segnale di allarme. VERO

La presenza di cicli anovulatori causa spotting (piccole perdite uterine di sangue). Non è il caso di allarmarsi poiché lo spotting è una forma di sanguinamento disfunzionale parafisiologico, ovvero non dovuto a cause patologiche, che si verifica abbastanza frequentemente in età adolescenziale ed origina quando l’endometrio presenta un apporto ematico insufficiente a causa di uno switch “estrogeno->progesterone” non equilibrato. Le “macchie ematiche” si contraddistinguono dalle consistenti emissioni di sangue tipiche del flusso mestruale per la minor quantità ed il colore più scuro.
Diversamente, esistono condizioni patologiche in grado di determinare sanguinamenti anomali, come la malattia celiaca, disturbi della funzione tiroidea o una coagulopatia (ad esempio la Malattia di von Willebrand), soprattutto se è presente una storia di sanguinamenti abbondanti nei primi cicli dopo il menarca. Inoltre, da non escludere, nella ragazza sessualmente attiva, possibili complicazioni di una gravidanza (aborto, gravidanza ectopica, mola idatiforme), eventi traumatici (abusi sessuali) e malattie sessualmente trasmissibili ed infiammazioni.
Infine, le perdite ematiche possono essere causate da sanguinamenti uterini disfunzionali, ovvero un’anormale emorragia uterina al di fuori del ciclo mestruale non attribuibile, dopo esecuzione di esame obiettivo ed indagini strumentali, ad altra causa di sanguinamento vaginale. Tale condizione è causata da squilibrio di ormoni sessuali e si verifica in circa il 20% delle adolescenti, nella maggior parte dei casi dovuta a cicli anovulatori nei primi 2-3 anni dopo il menarca (associata ad un’immaturità dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio).

Vaccino anti-HPV.  “È troppo presto! Mia figlia è solo un’adolescente”. FALSO

In Italia, sono attualmente disponibili due vaccini contro il Papillomavirus umano (HPV): il vaccino bivalente (contro i genotipi 16 e 18, responsabili di cancro della cervice uterina) e il vaccino quadrivalente (contro i genotipo 16,18, 6 e 11, questi ultimi responsabili di condilomi e papillomatosi).
La vaccinazione anti-HPV si è dimostrata molto efficace nel prevenire il carcinoma della cervice uterina (secondo tumore più diffuso nelle donne), oltre che proliferazioni epiteliali benigne (verruche), lesioni delle mucose orali, respiratorie (papillomatosi), congiuntivali ed anogenitali (condilomi).
Considerando che la principale via di trasmissione del virus HPV è sessuale, la protezione è maggiore se la vaccinazione viene effettuata prima dell'inizio dell'attività sessuale. Inoltre, se pur raramente, l’infezione può esser trasmessa al prodotto del concepimento durante il parto.
Le patologie legate all’infezione da HPV sono molto diffuse e nella maggior parte dei casi restano asintomatiche, per cui è necessario eseguire annualmente il PAP TEST nelle giovani donne sessualmente attive per rilevare la presenza del virus.

La vaccinazione anti-HPV è necessaria e preventiva solo nei confronti delle adolescenti femmine. FALSO

Nei maschi, l’infezione da HPV, oltre che a lesioni benigne muco-cutanee, è associata ad insorgenza di cancro a livello orofaringeo, penieno e anale, di cui i maggiori responsabili sono i genotipi 16 e 18.
È sufficiente un solo rapporto sessuale non protetto per il verificarsi della trasmissione virale.
Seppur la probabilità di trasmissione sessuale del virus sia simile nei due sessi, è stato messo in evidenza che i maschi presentano una minor risposta immunitaria all’infezione naturale.
La vaccinazione anti-HPV, quindi, deve essere intrapresa anche negli adolescenti di sesso maschile.
Attualmente, In Italia, il calendario vaccinale prevede lo schema di 2-3 dosi (a seconda dell’età e del tipo di vaccino) sia per il sesso maschile che femminile.

L’igiene intima nelle bambine e delle adolescenti subisce cambiamenti. VERO

Le bambine nella prima infanzia presentano un ambiente vaginale predisponente alle infiammazioni: una mucosa sottile e delicata con pH alcalino, assenza di peli pubici, immaturità delle grandi e piccole labbra, vicinanza vagina–ano. A questo bisogna aggiungere una naturale curiosità all’esplorazione del proprio corpo che se associato ad un’igiene intima scorretta diventa causa di vaginite.
Quali sono i consigli da comunicare alle mamme? Insegnare alle piccole la pulizia delle mani prima di toccare le zone intime, imparare a fare regolarmente il bidet almeno due volte al giorno (mattina e sera) e pulirsi correttamente con la carta igienica. Le aree dei genitali esterni non dovrebbero essere strofinate, ma immerse in acqua tiepida e senza saponi. È inoltre consigliato indossare biancheria di cotone bianco, evitare abiti stretti o sintetici che favoriscono la sudorazione e non indossare la biancheria intima per dormire.
L’adolescente, a causa alla produzione di estrogeni, comincia a modificare l’ecosistema vaginale con un’acidificazione del microambiente grazie alla crescita dei lattobacilli di Doderlein, cioè batteri che fermentano il glicogeno cellulare in acido lattico. Il pH acido vaginale, il meccanismo competitivo nei confronti di substrati nutritivi e le sostanze antibatteriche prodotte contribuiscono a proteggere la donna dalle infezioni. In adolescenza, quindi, è da consigliare un detergente specifico a reazione acida con un pH intorno a 4.5-5.

Dolore addominale acuto: non sempre causato da patologie a carico dell’apparato digerente! VERO

Per addome acuto si intende un quadro clinico caratterizzato da dolore addominale acuto, solitamente ingravescente ed accompagnato ad altri sintomi, quali vomito e alterazioni dell’alvo. Richiede una diagnosi rapida poiché spesso necessita di una trattamento chirurgico urgente.
Non si tratta di una condizione ad esclusivo interesse gastro-intestinale. Infatti, sebbene in età pediatrica l’appendicite acuta rappresenti la causa chirurgica più frequente di addome acuto, esistono altre condizioni responsabili di addome acuto chirurgico, quali l’invaginazione e il volvolo intestinale, il diverticolo di Meckel complicato, l’ernia strozzata, il megacolon tossico, l’occlusione post-chirurgica da briglie e la torsione ovarica.
La torsione ovarica (TO) è una condizione causata dalla rotazione di una o entrambe le ovaie sul proprio ligamento, determinando una compromissione prima del flusso venoso e poi di quello arterioso con il rischio di necrosi del tessuto ovarico se non si interviene rapidamente. La TO è caratterizzata da insorgenza improvvisa di dolore addominale in regione pelvica, associata a nausea e vomito. Tale condizione è stata correlata con la lunghezza dei ligamenti ovarici e con l’aumento di volume delle gonadi, ad esempio in presenza di cisti ovariche, ma nel 50% si verifica comunque in ovaie normali. Nella maggior parte dei casi accade in epoca post-pubere, anche se può determinarsi in epoca fetale e durante l’infanzia.
L’ecografia con ecodoppler dei vasi ovarici è la prima indagine diagnostica da effettuare nel sospetto di TO ed il segno patognomonico da ricercare è l’assenza di flusso venoso; si possono riscontrare anche ingrandimento di una o entrambe le ovaie, una cisti o una massa.
Il trattamento è chirurgico con laparoscopia addominale, che permette la detorsione, ed eventualmente fissazione, dell’ovaio. L’asportazione chirurgica si rende necessaria in caso di necrosi.