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Il protagonista della storia narrata è un adolescente che, partito ai primi del Novecento da un paesino della provincia abruzzese alla volta dell’Argentina, sperimenta un intenso percorso individuale di crescita e di maturazione che ne farà un uomo nuovo, per quanto ancorato visceralmente alle sue remote radici. L’abilità del narratore è, però, non solo e non tanto nel delineare con dovizia di particolari i momenti salienti di un’avventura esistenziale quanto nel far sì che essa si costituisca emblematicamente come specchio di una realtà vissuta da milioni di persone “in transito”, quelle che, ieri come oggi, migrano da un luogo all’altro della terra alla ricerca di condizioni migliori, di un futuro diverso rispetto al piatto orizzonte dei padri.

Non manca nel libro un’accurata documentazione storica, ma quel che colpisce positivamente il lettore è come l’autore riesca ad alleggerire lo spessore saggistico del testo facendo leva su un’energia affabulatoria che scorre lungo l’asse principale delle vicende del protagonista, delle sue aspirazioni, ansie e nostalgie, e innerva i rivoli di una serie cospicua di situazioni collaterali: storie d’amore, ora infelici ora a lieto fine, tutte comunque nel segno di un mondo in trasformazione, che sembra derogare dai consolidati rituali della tradizione.

L’insieme di questi complementi narrativi converge in un affresco non indegno di figurare accanto a quella buona letteratura dell’emigrazione che solo da qualche decennio la pazienza di alcuni ricercatori va riportando alla luce dopo quasi un secolo di silenzio.

(dalla postfazione di Mario Cimini, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara)