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Franzoni

Professor Emilio Franzoni

Presidente Società Italiana Neurologia Pediatrica (SINP)

Che cos’è la sindrome di Asperger e in cosa si differenzia dagli altri disturbi dello spettro autistico?

La Sindrome di Asperger è stata descritta per la prima volta dallo psichiatra e pediatra austriaco, Hans Asperger in lingua tedesca nel 1944 e riscoperta e tradotta in inglese dalla psichiatra britannica, Lorna Wing nel 1981. Questa sindrome ricalca le caratteristiche del disturbo autistico per quanto riguarda la compromissione qualitativa dell’interazione sociale e la modalità di comportamenti, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati; ma si differenzia dall’autismo classico per l’assenza della compromissione qualitativa del linguaggio e del ritardo nello sviluppo cognitivo. Compare per la prima volta, come categoria diagnostica, nel DSM-IV (1994) nei “Disturbi Pervasivi dello Sviluppo” e successivamente inglobata, nel DSM-5 (2013) nella definizione di “Disturbi dello Spettro dell’Autismo” (ASD – Autism Spectrum Disorders). Rimane tuttora come categoria diagnostica a sé stante nel ICD-10.

Quanto è diffusa?

E’ difficile affermarlo con certezza in quanto la maggior parte dei dati in letteratura non fornisce una chiara separazione tra Asperger e altri disturbi dello spettro Autistico.
I dati ricavati da una recente revisione attestano la prevalenza intorno a 6 casi su 10.000 con un rapporto maschi/femmine di 5 a 1.

Quali sono le caratteristiche tipiche del bambino Asperger?

Il bambino Asperger è un bambino con un QI nella norma o al di sopra della media e non ha significativi ritardi nel linguaggio (anche se questo può presentarsi come monotono e monocorde). Presenta difficoltà nell’interazione sociale (incapacità ad interagire con gli altri e scarso interesse nell’instaurare relazioni), impaccio, goffaggine motoria e difficoltà ad adeguarsi ai diversi contesti. Ha interessi tendenzialmente ristretti e comportamenti ripetitivi e stereotipati.  Preferisce la routine e mostra resistenza ad adattarsi ai cambiamenti.

E’ possibile ottenere una diagnosi certa e a quale età?

L’età media alla diagnosi è 11 anni anche se spesso i genitori riportano i primi segni di allarme ai 30 mesi. Prima dei quattro anni la diagnosi potrebbe tuttavia essere difficile in quanto il bambino compensa le difficoltà utilizzando modalità di comunicazione non verbale. Quando, crescendo, le aspettative sociali crescono, le difficoltà del bambino con Asperger diventano più evidenti.
La valutazione clinica del bambino con sospetta Sindrome di Asperger/ASD deve essere condotta da un team multidisciplinare. La valutazione dovrebbe includere l’indagine dello sviluppo psicomotorio sin dai primi mesi di vita, i sintomi presenti, la valutazione della parola e del linguaggio, test neuropsicologici per differenziare la Sindrome di Asperger dagli altri disturbi dello spettro Autistico (per quanto le scale psicometriche non siano sempre affidabili)

Come incide sulla qualità della vita nel bambino e nell’adulto?

La prognosi del bambino con Sindrome di Asperger è variabile e dipende dal QI, dalle capacità linguistiche e dalle comorbilità psichiatriche. Sebbene molti bambini migliorino, le difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale persistono. Tuttavia una buona percentuale di questi riesce da adulto ad ottenere un lavoro, una vita indipendente e delle relazioni sociali.

I consigli ai genitori: 

1. Farlo sentire circondato da tanto affetto, incoraggiarlo per le cose che riesce a fare, incitandolo a cercare relazioni con altri bambini che, purtroppo, inizialmente tendono ad emarginarlo.

2. Non vergognarsi mai di uscire con lui insieme ad amici e parenti, stimolandolo anche sulle relazioni sociali e inserendolo in gruppi guidati da un educatore che impedisca l’emarginazione (quasi di regola).

3. A scuola, dove non ci sono problemi, non enfatizzare la memoria, spesso prodigiosa, che questi bambini hanno, chiedendo agli insegnanti di contenerli qualora tendano ad essere molto invadenti.

4. Pensare positivo e non mettere dei limiti su dove il bambino potrà arrivare nel suo percorso evolutivo.