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Dott.ssa Maria Rosaria Marchili

Responsabile U.O.S. Pediatria ad alta complessità assistenziale, U.O.C. Pediatria Generale e Malattie Infettive, Dipartimento Pediatrico Universitario-Ospedaliero

Cos’è la pertosse

La PERTOSSE è causata da un batterio chiamato Bordetella pertussis che viene trasmesso da un uomo a uomo con le goccioline di saliva. È una malattia che, al contrario di quello che in molti pensano, può essere molto grave, particolarmente nei bambini più piccoli ed è tra le infezioni più contagiose che esistono.

Come si manifesta

I sintomi della pertosse nelle fasi iniziali della malattia sono aspecifici: starnuti, naso chiuso, che cola, e gli altri sintomi del raffreddore, talvolta accompagnati anche da una leggera tosse. Dopo 1-2 settimane i sintomi del raffreddore migliorano, ma la tosse peggiora e si manifesta in “attacchi” (in media 15 al giorno), durante i quali i bambini possono vomitare, soffocare, avere difficoltà a respirare. Molte persone emettono un suono caratteristico quando inspirano dopo uno di questi attacchi di tosse, ma non tutti con la pertosse emettono questo caratteristico rumore. Dopo 2-6 settimane la tosse inizia a migliorare ma nella storia naturale della malattia possono anche volerci molti mesi prima che la tosse sparisca completamente.  Nei bambini molto piccoli, neonati e lattanti, la pertosse può manifestarsi unicamente con episodi ingravescenti di apnea.
La pertosse spesso è una malattia lunga, i frequenti attacchi (parossismi) di tosse interferiscono con la vita quotidiana. I bambini tanto sono più piccoli tanto più possono sviluppare complicanze gravi quali perdita di peso, apnee, polmonite, insufficienza respiratoria, convulsioni e morte. Senza la terapia antibiotica il bambino è contagioso durante gran parte della malattia.

Sono necessari dei test per la diagnosi?

La pertosse è difficile da diagnosticare solo nelle fasi iniziali. Questo perché i sintomi inizialmente sono aspecifici e possono essere scambiati con quelli di una bronchite o etichettati semplicemente come tosse”Nella seconda fase della malattia, quando i sintomi diventano caratteristici la diagnosi è solitamente clinica, Il pediatra raccogliendo una dettagliata anamnesi che comprenda anche la situazione vaccinale, visitando il paziente e ascoltando la tosse può formulare correttamente la diagnosi. Nei casi dubbi, come per esempio nei lattanti in cui non tutti i sintomi sono presenti, si può effettuare un test diagnostico non invasivo su un campione di muco aspirato dalla rinofaringe per la ricerca diretta della Bordetella pertussis.

Come si cura?

La pertosse si cura somministrando antibiotici. Trattando l’infezione il più precocemente possibile con macrolidi è possibile ridurre la durata della sintomatologia della malattia e soprattutto impedire che si diffonda ad altre persone suscettibili. Anche le persone che sono a stretto contatto con i malati di pertosse debbono ricevere un trattamento antibiotico per profilassi, ovvero per evitare che si ammalino a loro volta se sono suscettibili all’infezione (sia la malattia che la vaccinazione per la pertosse non forniscono una immunità permanente ovvero che dura per tutta la vita, per questo è fondamentale effettuare periodici richiami vaccinali)

Quando è necessario andare in ospedale?

La gravità dei sintomi è inversamente proporzionale all’età, cioè più il bambino è piccolo e peggiori possono essere le complicanze e le conseguenze.
La maggior parte dei lattanti di età inferiore ai 4 mesi deve essere trattata in ospedale, perché l’infezione della pertosse può essere molto grave e può essere mortale nei bambini molto piccoli. In ospedale è possibile monitorizzare l’attività cardiorespiratoria e somministrare ossigeno, liquidi per infusione endovenosa e nutrizione, se necessario.  Nel caso di lattanti o bambini più grandicelli recarsi in ospedale se gli attacchi di tosse provocano difficoltà a respirare o apnee o se il vomito conseguente alla tosse impedisce al bambino di bere ed alimentarsi correttamente provocando disidratazione.

Il vaccino è efficace e sicuro?

Alcuni falsi miti sugli effetti collaterali dei vaccini, che provocherebbero ogni sorta di danno nei bambini, ha portato all’attuale calo delle percentuali dei vaccinati per la pertosse e contestualmente ha provocato un aumento dei casi di malattia nella popolazione. Queste leggende, oltre a non trovare riscontri nel mondo scientifico, mettono in pericolo la vita dei più piccoli perché il metodo migliore per combattere la pertosse è proprio il vaccino, che è sicuro ed efficace (contenuto nel vaccino esavalente). Per la prevenzione della pertosse è molto importante che venga rispettato   il calendario vaccinale per i più piccoli, che il ciclo vaccinale venga iniziato senza ritardi e che gli anche adulti effettuino i richiami previsti. Nella prevenzione della pertosse del lattante un ruolo fondamentale è la vaccinazione della futura mamma fra la 27^ e la 36^ settimana di gravidanza.