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Obbligo per i Ministeri dell’Ambiente, Salute, e Istruzione di avviare una campagna informativa sulle modalità d’uso e sui rischi per la salute e per l’ambiente connessi all’uso di telefoni cellulari e cordless, con particolare riferimento ai soggetti più giovani e, quindi, più vulnerabili.

TAR Lazio, Roma, Sez. III-quater, Sentenza 15 gennaio 2019, n. 500

Sussiste l’obbligo per il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ciascuno per il proprio ambito di competenza, di adottare, in attuazione dell’art. 10 della l. n. 36/2001, una campagna informativa, rivolta alla intera popolazione, avente ad oggetto la individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile e l’informazione dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad un uso improprio di tali apparecchi.

La campagna informativa, da attuarsi entro sei mesi dalla pubblicazione della pronuncia, dovrà avere ad oggetto soprattutto gli effetti nocivi per la salute umana, con particolare riguardo ai soggetti più giovani e, quindi, più vulnerabili, per valutare le possibili incidenze negative sul loro sviluppo psico-fisico.

Questo è quanto ha statuito il TAR Lazio con la Sentenza n. 500 del 15 gennaio 2019, in accoglimento del ricorso proposto dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog avverso il silenzio illegittimamente formatosi sulla diffida dalla stessa inoltrata al fine di sollecitare l’adozione da parte delle Autorità competenti di tutte le iniziative finalizzate ad informare la popolazione sul tema.

Nel corso dell’istruttoria processuale è emerso, infatti, che già nel 2012 il Ministero della Salute, nel riscontrare una precedente richiesta analoga della medesima Associazione, aveva avuto modo di evidenziare che “[…] il tema dei possibili rischi per la salute conseguenti all’uso del cellulare è alla costante attenzione del Ministero della Salute, in particolare a seguito della classificazione stabilita dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel 2011, di agente possibilmente cancerogeno per l’uomo (categoria 2B) per i campi elettromagnetici in radiofrequenza”.

Ed ancor prima, il Consiglio Superiore di Sanità, in un parere redatto il 15 novembre 2011, aveva rilevato che, nonostante la mancata dimostrazione – allo stato delle conoscenze scientifiche – di un nesso di causalità tra l’esposizione a radiofrequenze e il sopravvenire di patologie tumorali, l’ipotesi di tale rapporto causale non può essere del tutto esclusa “in relazione ad un uso molto intenso del telefono cellulare”. Per tale ragione, già nel 2011 si raccomandava di mantenere vivo l’interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema, suggerendo nel contempo l’avvio di una campagna d’informazione al pubblico al fine di promuovere e incoraggiare un uso responsabile del telefono, “soprattutto in relazione ai bambini che tendono ad essere avvicinati all’uso del telefono cellulare in età sempre più precoce”.

Ebbene, nonostante il lungo lasso temporale intercorso, la campagna informativa non risulta essere stata ancora attuata e il TAR, al fine di salvaguardare il diritto alla salute costituzionalmente tutelato (art. 32 della Costituzione), ha imposto lo svolgimento dell’attività istruttoria finalizzata alla individuazione dei rischi connessi all’esposizione del corpo umano ai campi elettromagnetici e alla individuazione delle precauzioni da adottare (sia da parte degli utenti che dei produttori dei predetti apparecchi) per limitarne gli effetti potenzialmente nocivi per la salute, con lo scopo di sensibilizzare gli utenti in merito ad un uso più consapevole degli apparecchi di telefonia mobile.

La Società Italiana di Pediatria pochi mesi fa si è espressa con uno statement sull’uso dei meda device nei bambini da o a 8 anni di età, mettendo in luce alcune raccomandazioni.

Gaetano Scalise e Margherita Scalise, avvocati del Foro di Roma