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La Suprema Corte valida le direttive Ministeriali fondate sulle risultanze dei più recenti studi epidemiologici che escludono correlazioni tra vaccini e autismo.

Nota a Cass. Pen., Sez. VI, Ordinanza 2983 del 2019 (INEDITA) 

La vicenda

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità “per manifesta infondatezza” del ricorso proposto dai genitori di una bambina affetta da autismo infantile, correlato dal Consulente di parte alla somministrazione dei vaccini obbligatori.

I genitori della bambina avevano presentato denuncia per lesioni colpose contro ignoti, ma in seguito alla richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero, avevano proposto un atto di opposizione deducendo  anche la sussistenza del reato di abuso d’ufficio.

In prima battuta, difatti, la Commissione Medica Ospedaliera aveva provveduto a liquidare la richiesta di indennizzo presentata ai sensi della l. 210 del 1990 al Ministero della Salute, ritenendo fortemente probabile la sussistenza del nesso causale tra le suddette vaccinazioni e l’insorgere della patologia. La stessa Commissione poi, a seguito di un’ulteriore richiesta presentata ai sensi della l. 229 del 2005, aveva revocato in autotutela i precedenti provvedimenti senza darne comunicazione ai genitori, ritenendo l’insussistenza dei presupposti normativi relativi all’erogazione dell’indennizzo.

Il Giudice per le indagini di preliminari del Tribunale di Milano, ritenendo inammissibile l’atto di opposizione, emetteva  il decreto di archiviazione contro il quale i denuncianti hanno proposto ricorso per Cassazione.

La decisione

I Giudici di legittimità hanno ritenuto il provvedimento del Gip privo di rilievi tanto in ordine al reato di lesioni colpose, rispetto al quale è stata correttamente rilevata la tardività della querela, quanto in ordine alla fattispecie di abuso d’ufficio.

Secondo la Corte, difatti, l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento di revisione non avrebbe avuto alcuna efficacia causale rispetto alla revoca dell’indennizzo “in quanto l’annullamento in autotutela del primo provvedimento era stato adottato in conformità alle direttive ministeriali, fondate sulle risultanze dei più recenti studi epidemiologici” e, dunque, “nell’ambito di una valutazione di natura tecnica, non sindacabile in sede penale”.

Il reato di abuso d’ufficio non sarebbe ipotizzabile, prosegue la Corte, neppure in astratto, poiché la decisione della Commissione di revocare l’indennizzo costituirebbe un doveroso “allineamento” ai dati scientifici che hanno costituito la “base valutativa” del giudizio espresso in sede di revisione, non potendosi ravvisare nel caso di specie alcun indizio in ordine a una “obiettiva volontà di abuso”.

In questi due incisi sta la rilevanza della decisione della Corte di Cassazione che, sebbene sia avvenuta soprattutto per motivi procedurali e di tempestività della querela, ha ritenuto necessario porre l’accento sugli studi scientifici più recenti di cui la Sip ha ampiamente dato atto che escludono la riconducibilità della patologia alla somministrazione di vaccini (Dove nasce la teoria del complotto e Autismo causato dai vaccini? Un secco no).

La Corte quindi, pur non avendo esplicitamente statuito (né avrebbe potuto farlo) sull’inesistenza di una relazione causale tra autismo e vaccinazioni, nel limitarsi a stabilire l’assenza di violazioni penalmente rilevanti nell’ambito della procedura di revisione dell’indennizzo posta in essere dalla Commissione Medica Ospedaliera, ha riaffermato come tale parere fosse del tutto conforme alle direttive ministeriali e peraltro espressione di un potere discrezionale, di natura tecnica, insindacabile in sede penale.

In questo senso, l’assenza di studi che dimostrino l’esistenza di una relazione causale tra le vaccinazioni e l’insorgenza dell’autismo e le indicazioni ministeriali che corroboravano tale assunto, osterebbero al riconoscimento del carattere “ingiusto” del danno, venendo meno in radice la configurabilità del reato di abuso d’ufficio.