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Tratto da Area Pediatrica Volume 19 n.4 ottobre-dicembre 2018

Alcune delle false notizie diffusesi prevalentemente attraverso il web in tema di salute neonatale riguardano l’allattamento e in particolar modo quello materno. False notizie o come oggi si definiscono “fake news” che si diffondono spesso in maniera subdola, quasi subliminari o sottotraccia. Notizie che coinvolgono sul piano emozionale le mamme spingendole ad assumere comportamenti che non hanno basi o supporti scientifici o clinici, né tanto meno evidenze.

Dalla correlazione tra l’allattamento al seno e il peggioramento della acuità visiva alle presunte controindicazioni in corso di assunzione di farmaci vari anche per brevi periodi e per patologie intercorrenti, il WEB è pieno di divieti e di consigli privi di qualsiasi base scientifica o validazione. Spesso si propalano consigli su tecniche e modalità di allattamento basati su esperienze individuali e presentati come diktat che includono orari, tecniche di attaccamento (un solo seno per volta, mai più di 5, 10, 15 minuti, evitare la notte, ecc.), integrazioni con altri alimenti o soluzioni varie a base di vitamine, minerali ed estratti vegetali. Purtroppo il numero di coloro che credono a quanto si legge su internet senza verifiche o mediazioni è alto e in alcuni casi crescente. La tendenza a mettere sullo stesso piano ciò che si legge su internet e le informazioni assunte da medici o tecnici con specifiche competenze è un elemento che favorisce e amplifica le condotte errate e a rischio per la salute.

Uno degli eventi più stressanti nei primi mesi di vita per neonati e genitori è costituito dalle coliche funzionali del lattante, note con il termine di “coliche gassose” per il frequente meteorismo che vi si associa e a cui si dà ruolo patogenetico centrale in un contesto multifattoriale estremamente variabile e individualizzato. La maggiore correlazione tra coliche e assunzione di alimenti formulati sostitutivi dell’allattamento al seno è nota, ma l’esperienza clinica di ciascun pediatra conferma che possono manifestarsi anche in corso di allattamento materno esclusivo o più spesso misto, quando si ricorre ad una integrazione del latte materno con latte formulato con l’intento di favorire il ritmo di crescita e lo stato di sazietà del neonato o lattante. È noto che spesso in questi casi si ricorre ad incongrui e frequenti cambiamenti della tipologia del latte formulato, in modo autogestito o a seguito di consigli e suggestioni dirette o via web. Spesso si entra in un vero e proprio vortice alla ricerca di presunte intolleranze o allergie, dimenticando di valutare come priorità ed elemento centrale lo stato di salute del neonato o lattante in termini di sviluppo, crescita e trofismo.

Da qualche tempo ormai si è diffusa sul web una vera e propria indicazione all’uso terapeutico del phon elettrico indirizzato verso il volto o il capo del neonato o del lattante in corso di coliche. Come sia nata questa strana indicazione terapeutica è difficile da comprendere sino in fondo; certamente è il frutto di esperienze aneddotiche diffuse via WEB o sui social network da genitori spinti a qualsiasi tentativo per indurre il sonno e interrompere il circolo vizioso del pianto inconsolabile. Il problema è che indicazioni del genere non sono scevre da rischi e danni per la salute. Diffondere come taumaturgica e miracolosamente risolutiva una misura del genere, che naturalmente è priva di qualsiasi base ed evidenza clinica, espone il neonato ai rischi di lesioni cutanee di vario genere, dalla dermatite alla ustione, rendendolo vittima di un vero e proprio abuso. Le lesioni cutanee possono assumere un aspetto ulcerativo che pone notevoli problemi di diagnosi differenziale. A volte oltretutto risulta difficile collegare questo lesioni alla partica del phon, in quanto non sempre facilmente correlabili con quanto riferito in anamnesi.

Credit Chiara Caproni

Che la gestione di un lattante con coliche funzionali sia a volte difficile per i genitori, specie in assenza di patologie organiche e in presenza di un regolare profilo di crescita e di sviluppo è indubbio. Che tale percorso debba essere governato dal pediatra e non da web o social network, in cui proliferano anche versioni moderne ed evolute (sino ad un certo punto) di guaritori e stregoni del passato, è altrettanto consolidato. Certo il problema non è internet in sé, lo strumento tecnologico come tale, ma l’uso distorto che alcuni ne fanno e la tendenza ad assumere comportamenti senza verifiche dall’altro. I social network, oltretutto, per come sono strutturati, tendono a non distinguere una notizia proveniente da fonti affidabili da una proveniente da fonti non affidabili. Neppure i numeri danno in questo senso garanzie: non è detto che una notizia confermata dal 51% dei presenti sul social network sia più corretta e attendibile di quella portata avanti dal 49% degli stessi. Per distinguere tra notizie false e notizie vere occorre essere esperti e competenti, una cosa sono i fatti documentati dai risultati della ricerca e della evidenza scientifica e una cosa ben diversa sono le opinioni o gli aneddoti. Spacciare un’opinione per un fatto è un rischio per la nostra salute e per la nostra sicurezza.

Per far fronte a tutto ciò sono naturalmente necessari tempo, empatia, condivisione tra genitori e pediatra secondo gli insegnamenti forniti dalla cultura del counselling. Anche così si può esercitare un intervento di prevenzione, innestando nelle famiglie la consapevolezza che la salute nelle prime età della vita è un obiettivo che va salvaguardato, difeso, tutelato e promosso attraverso un network di interventi sicuri e condivisi. Esperienze, emozioni, suggestioni, tradizioni familiari e popolari vanno filtrate all’insegna della conoscenze e della competenza. È utile continuare a ribadire che il pediatra è il medico che per vocazione, mission e advocacy opera quotidianamente e ruota intorno alla salute del bambino, dal concepimento al completamento dell’età evolutiva. Proprio per questo bisogna fare in modo che ogni qual volta un genitore ha un dubbio o un problema sulla salute di un neonato o di un bambino non dica “controlliamo su internet” ma al contrario “chiediamolo al pediatra”.

 

Giovanni Corsello
Università degli Studi di Palermo