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Prof. Diego Peroni

Consigliere Nazionale SIP, Professore Ordinario di pediatria, Università di Pisa.

Dottor Pasquale Comberiati

Allergologia Pediatrica, Università di Pisa.

Dottor Giorgio Costagliola e Dottor Enrico Franchetti

Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Pisa

L’alimentazione complementare o divezzamento, rappresenta la fase in cui nella dieta del bambino, in precedenza costituita unicamente da latte, si introducono progressivamente gli alimenti solidi. Questo percorso può essere complesso nel bambino a rischio allergico, ovvero con familiarità di primo grado per allergia alimentare e nel bambino che abbia già sviluppato dermatite (eczema) atopica moderata-grave o allergia alle proteine del latte vaccino. Negli ultimi anni le raccomandazioni per l’alimentazione complementare sono sensibilmente cambiate, con l’attuazione di strategie mirate alla riduzione della comparsa di allergie alimentari.

Quando può iniziare il divezzamento nel bambino a rischio “allergico”?

L’alimentazione complementare nel bambino con familiarità di primo grado può iniziare a partire dal quinto mese di vita, come per i bambini non a rischio. I primi cibi da introdurre sono quelli che possono essere assunti dal bambino senza difficoltà, in relazione alla sua capacità di masticazione, e che non rischino di essere inalati: in genere si preferiscono verdure (brodo vegetale), parmigiano e frutta grattugiata, ma non esiste l’alimento “perfetto” per iniziare il divezzamento.

Come conciliare allattamento e divezzamento?

L’introduzione progressiva di alimenti non deve interferire con la durata dell’allattamento al seno, ma avvenire possibilmente in parallelo all’allattamento stesso, La durata dell’allattamento, in accordo con le indicazioni dell’OMS, deve essere infatti di almeno 6 mesi, per i suoi effetti benefici sullo sviluppo del sistema immunitario e sulla crescita, oltre che per la capacità del latte materno di soddisfare il fabbisogno nutrizionale del bambino nei primi 6 mesi di vita.

Quali cibi devono essere introdotti più tardivamente oppure evitati per il rischio di allergie?

I cibi più frequentemente responsabili di allergia alimentare sono uovo, latte, grano, soia, pesce, e frutta a guscio. Sebbene in passato si consigliasse di eliminare questi alimenti durante gravidanza e allattamento nella madre nutrice e di introdurli nel bambino tardivamente molto dopo l’anno di vita, non esistono evidenze scientifiche che tali comportamenti sia in grado di prevenire lo sviluppo di allergie alimentari, ma al contrario possono aumentarne il rischio, e pertanto non sono più raccomandati. Allo stesso modo, non ci sono nemmeno evidenze a favore di un’assunzione molto precoce, entro i 3-4 mesi di età, per la prevenzione delle allergie. L’alimentazione complementare a partire dal quinto mese, introducendo il maggior numero possibile di alimenti potenzialmente allergizzanti entro l’anno di vita sembra essere la strategia più efficace, sia nei bambini non a rischio che in quelli a rischio per familiarità allergica.

Con quale ordine e con quali tempistiche devono essere introdotti i nuovi alimenti?

Non esiste un ordine specifico per l’introduzione dei nuovi alimenti, purché si rispetti prima di tutto, la capacità di masticazione e deglutizione del bambino. Questi cibi dovrebbero inseriti possibilmente uno per volta, con l’adeguato intervallo tra un nuovo alimento e l’altro, per identificare la relazione causa-effetto in caso di eventuali reazioni allergiche. Per favorire la tolleranza nei confronti di tali alimenti, è opportuno che, dopo la prima introduzione, questi vengano assunti con regolarità. Una raccomandazione particolare riguarda l’uovo: questo, nelle prime epoche di vita, dovrebbe essere assunto sempre cotto, in quanto si è dimostrato essere meglio tollerato a livello gastrointestinale.

Quando occorre rivolgersi ad un medico prima di iniziare l’alimentazione complementare?

Sempre prima di iniziare il divezzamento per avere indicazioni pratiche e di indirizzo. In più in bambini che abbiano presentato manifestazioni compatibili con allergie alimentari, o nei bambini con dermatite atopica moderata-grave prima di introdurre gli altri alimenti potenziali allergeni (in particolare l’uovo) è necessario un consulto specialistico. Solo raramente ed in casi selezionati sarà necessaria l’introduzione di alimenti in ambiente “protetto”.