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La SIP insieme ad altre 7 Società Scientifiche (SIMM, SIMIT, SIMET, SIPSA, AIP, SITI, SIPCO)  ha inviato una lettera alla Ministra della Salute Giulia Grillo per segnalare le criticità conseguenti all’applicazione applicazione della Legge 132/2018, meglio nota come Decreto Sicurezza, e  i possibili rischi per la salute individuale dei migranti e le relative conseguenze in termini di sanità pubblica per l’intera collettività.

L’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari – osservano le Società Scientifiche - contribuisce a far diminuire i soggetti con piena titolarità di protezione sanitaria a, aumentando invece il numero di persone di fatto  ‘indotte’ all’irregolarità, e, di pari passo, i rischi di una minore capacità da parte dei servizi di intercettare le situazioni rischio e garantire continuità delle cure, soprattutto con riferimento alle patologie trasmissibili.

"Quanto ai minori migranti - spiega Simona La Placa, Segretaria del Gruppo Nazionale di Lavoro per il Bambino Migrante della SIP - nella lettera si osserva che  se da un lato l’Italia si impegna, nel rispetto della Convenzione di NY (art. 24), a garantire attraverso la normativa vigente l’accesso ai servizi sanitari, in particolare l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e al Pediatra di libera scelta di tutti i minori stranieri, compresi i figli di genitori non in possesso di un regolare permesso di soggiorno (figli di Stranieri Temporaneamente Presenti – STP), dall’altro  lato questi bambini vivono comunque una condizione di particolare vulnerabilità, con probabilità maggiori di ammalarsi, nel momento in cui i genitori, non più titolari di protezione per motivi umanitari, non possono più accedere ai servizi sanitari di base (se non per le cure urgenti o essenziali)".

A questo si aggiungono le condizioni di emarginazione e discriminazione che possono verificarsi nel caso in cui per queste famiglie l’esclusione dal Sistema SPRAR, ormai riservato ai titolari di protezione internazionale o permesso di soggiorno per motivi speciali, comporta l'interruzione dei percorsi di integrazione avviati (lavoro, scuola, salute) in un clima di paura e incertezza. In condizioni di irregolarità e al di fuori del sistema di accoglienza, infatti vengono meno tutte quelle risorse che mettono un genitore nelle condizioni di provvedere alla tutela e promozione della salute propria e dei propri figli.