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La terza edizione di Pediatric Simulation Games si terrà  dal 10 al 14 settembre a Latina.  Per la prima volta, oltre alle 34 Scuole di specializzazione italiane, parteciperanno 6 squadre straniere.

Cinque Paesi, quaranta squadre in gara e una giuria estera. Dal 10 al 14 settembre tornano a Latina i Pediatric Simulation Games, le Olimpiadi dell’emergenza pediatrica aperte a tutte le scuole di specializzazione. Dopo il successo delle prime due edizioni, quest’anno la competizione diventa globale, in preparazione ai Giochi mondiali di simulazione pediatrica che si terranno nel 2020 a Città del Messico. 

L’evento, che ha visto negli anni la partecipazione di oltre 30 Scuole di pediatria di tutta Italia, è organizzato dalla Sapienza Università di Roma in collaborazione con le società scientifiche SIMEUP,SIP, AHA, ONSP, ed il Collegio dei direttori delle scuole di pediatria. L’obiettivo sarà, ancora una volta, quello di ‘imparare giocando’, facendo esercitare gli studenti nel settore dell’emergenza pediatrica.

“I Giochi hanno contribuito a diffondere un metodo omogeneo di approccio, valutazione, diagnosi e terapia tra gli specializzandi – spiega il professor Riccardo Lubrano, primario della UOC di Pediatria e Neonatologia presso il Polo pontino e fondatore dei Pediatric Simulation Games – tra pochi anni avremo pediatri che lavoreranno allo stesso modo negli ospedali di tutta Italia, da Nord a Sud, rendendo più semplice l’assistenza”.

La partecipazione di sei università estere: spagnole, francesi, lettoni e algerine, permetterà di uniformare la preparazione degli studenti anche a livello internazionale attraverso il confronto e l’analisi di approcci e metodi differenti.

Per quattro giorni, a partire da martedì 10 settembre, le 34 squadre italiane e le 6 squadre straniere si sfideranno nella risoluzione di casi dell’emergenza/urgenza pediatrica creati ad hoc per ottenere da tutti i partecipanti l’apprendimento dei corretti comportamenti diagnostici e terapeutici da attuare nella gestione dell’emergenza secondo le più moderne linee guida internazionali. Durante le simulazioni non mancheranno “colpi di scena e sorprese” per rendere ancora più complicato il quadro. Gli specializzandi opereranno su manichini all’avanguardia Laerdal, veri e propri robot ad alta tecnologia, collegati tramite sensori al computer, che fornirà, di volta in volta, i parametri vitali del “bambino” e mostrerà l’evolversi della situazione. Ogni università parteciperà a due incontri al giorno: uno al mattino e uno al pomeriggio, al termine dei quali la giuria, composta da 5 specialisti di rilievo internazionale, terrà una sessione per rivalutare quanto fatto e come questo possa essere perfezionato.

Le otto migliori squadre accederanno alle semifinali e alla finale, in programma per il 14 settembre. E, proprio tra questi team, verranno selezionati, durante l’anno, gli otto specializzandi che rappresenteranno l’Italia ai Giochi mondiali di Città del Messico.

 “L’importante è divertirsi e imparare. Partecipando ai Giochi, i ragazzi studiano pur non avendo un esame – sottolinea il professor Lubrano – non è la competizione che ci interessa ma la diffusione del sapere, e in questi anni possiamo dire di esserci riusciti”.

Da mesi gli specializzandi si stanno preparando per affrontare le simulazioni, spesso con strumenti di fortuna, ritagliandosi il tempo tra lavoro e lezioni. Durante gli allenamenti, si sono dovuti misurare non solo con le proprie competenze mediche ma anche con le proprie doti creative preparando brevi video di presentazione.
Tra le squadre in gara ci saranno anche i campioni degli scorsi anni: l’Università di Siena che ha vinto la seconda edizione dei Giochi http://www.pediatricsimulationgames.it/lintervista-alla-squadra-di-siena-vincitrice-del-psg-2018/  e l’Università di Firenze, vincitrice della prima edizione.

I 320 “scontri”, in tutto 640 simulazioni, verranno ripresi e trasmessi “live” in streaming. Sarà così possibile seguire la gara in diretta sul sito, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook.

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