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Dot.ssa Elena Bozzola

Consigliere Nazionale SIP

Dot.ssa Giulia Spina

Università Tor Vergata, Roma

L’influenza è già arrivata!

A fine settembre è stato infatti identificato il primo virus influenzale in una bambina ricoverata per febbre e mal di gola. Si tratta di un virus di specie B isolato dal tampone faringeo della bambina grazie a tecniche molecolari e colturali.

Tra i ceppi identificati quest’anno vi sono due nuove varianti di virus A, il virus H1N1 e H3N2 ,a anche i virus B/Colorado e B/Phuket.

Vediamo come affrontarla insieme!

Il bambino e la febbre

Il mio bambino ha la febbre. Ma come si definisce la febbre?

Per febbre si intende l’aumento della temperatura corporea al di sopra dei 38 °C.

Qual è il miglior modo per misurare la febbre?

Il miglior modo è l’utilizzo di un metodo semplice e non invasivo ovvero un termometro digitale a livello ascellare. Da evitare il termometro rettale mentre è possibile l’utilizzo di un termometro auricolare soprattutto per i bambini più piccoli considerando però della temperatura corporea misurata sarà superiore di circa 0.3 °C rispetto a quella ascellare.

Ricordiamo inoltre che la temperatura corporea si modifica durante la giornata essendo più elevata fisiologicamente dopo i pasti, dopo lo sport e la sera. Per saperne di più guarda il video

In caso di febbre, cosa fare?

Innanzitutto, mantenere la calma. La febbre è una risposta fisiologica di difesa del nostro organismo per fronteggiare episodi infiammatori, infettivi o stress.

Mettete a riposo il bambino, non necessariamente a letto, ma in qualunque posto confortevole della casa evitando sbalzi termici. Misurate la temperatura corporea a livello ascellare o eventualmente auricolare. Se viene confermata la febbre ecco cosa fare.

Rassicurate il bambino e fatelo bere in maniera adeguata. Durante un episodio febbrile infatti vi è un’aumentata richiesta di liquidi. Si possono inoltre effettuare spugnature con acqua tiepida per dare sollievo al bambino ma sono da evitare i “rimedi della nonna” come la borsa d’acqua fredda sulla fronte o le spugnature con aceto.

In caso di febbre, quali farmaci utilizzare e quando?

E’ importante che i genitori sappiano come e quando somministrare farmaci antipiretici al proprio bambino così da evitare la “fobia da febbre” e l’uso non appropriato di farmaci.

I farmaci antipiretici devono essere usati solo quando la febbre si associa a malessere generale, seguendo rigorosamente le indicazioni del proprio pediatra curante per quel che riguarda la posologia e la durata del trattamento (Per saperne di più).

I farmaci consigliati in corso di febbre sono il paracetamolo e l’ibuprofene. Non è consigliato alternare/combinare l’utilizzo di questi due farmaci ed è preferibile somministrarli per bocca. Solo in caso di vomito è utile la somministrazione di una supposta.

Influenza 2019 nei bambini

L’influenza è una malattia virale ad alto impatto sociale. Essa provoca ogni anno milioni di casi specialmente tra i bambini e gli anziani e nel periodo che va da ottobre a febbraio.

Come si contrae l’influenza e perché i bambini si ammalano spesso?

Il virus dell’influenza si trasmette tramite contatto diretto o inalazione di secrezioni respiratorie infette, le cosiddette goccioline o “droplets”, veicolate con la saliva, gli starnuti, i colpi di tosse, le mani non adeguatamente lavate.

I bambini rappresentano la categoria più colpita insieme agli anziani perché frequentano ambienti chiusi ed affollati dove è maggiore il rischio di contagio, quali:

-asilo e scuola

-palestre

-altri spazi ricreativi.

Vi sono alcuni semplici “trucchi” per prevenire l’insorgenza dell’influenza nei nostri bambini.

Quanto tempo dura l’influenza? Quando è necessario preoccuparsi?

L’incubazione del virus influenzale è solitamente di due giorni, ma questo periodo può variare da 1 a 5 giorni.

L’influenza si presenta nella maggior parte dei casi con sintomi sistemici dovuti al rilascio di importanti mediatori infiammatori quali pirogeni endogeni (IL1, IL6, TNF alfa): febbre improvvisa ed elevata, spesso accompagnata da brividi, cefalea, dolori muscolari, inappetenza e sintomi respiratori come tosse e raffreddore.

La durata dell’influenza varia da 5 a 10 giorni con risoluzione spontanea nella maggior parte dei casi.

L’influenza può causare serie complicanze specie nei bambini con particolari fattori di rischio quali cardiopatie, immunodeficienze, affezioni polmonari croniche.

Ci sono alcuni dunque casi selezionati in cui è opportuno consultare il Pediatra il prima possibile:

  • se il bambino presenta comorbidità
  • se il bambino è molto piccolo
  • se il bambino sta molto male
  • se il bambino rifiuta di mangiare e di bere.

Quali sono i dubbi più frequenti dei genitori?

Tante le domande dei genitori, soprattutto quando i bambini sono piccoli e alle prese con le prime febbri.

Ecco le 5 domande più frequenti e le risposte della Dr.ssa Elena Bozzola, Consigliere Nazionale SIP:

1.Come faccio a capire che il mio bambino ha l’influenza?

L’influenza si manifesta solitamente con febbre, brividi, cefalea, dolori muscolari, inappetenza e sintomi respiratori. È importante però consultare il Pediatra per escludere altre malattie che possono esordire con sintomi simili.

2.Quanti giorni dura l’influenza?

Il periodo d’incubazione del virus è di solito di 1-5 giorni. La durata della malattia è variabile da bambino a bambino, ma generalmente è di 5-10 giorni

3.Quando può tornare a scuola il mio bambino?

Il bambino con l’influenza deve rimanere a casa finché non è totalmente guarito, sia per ottenere una ripresa ottimale ed evitare ricadute ma anche per non contagiare i compagni di classe.

Non basta l’assenza di febbre per definire il bambino guarito. La febbre è infatti un sintomo importante, ma non è l’unico elemento per decidere se il bambino possa tornare a scuola. Occorre valutare se vi è ancora malessere generale o tosse insistente. In parole povere: non bisogna avere fretta e occorre consultare sempre il Pediatra in caso di dubbi.

4.L’influenza intestinale è una forma di influenza?

No. L’influenza intestinale, meglio nota come gastroenterite, è causata da virus diversi da quelli dell’ influenza. In questo caso alla febbre si associano sintomi quali vomito e/o diarrea, solitamente assenti nell’influenza “classica”.

5.Sono incinta. Tra un mese nascerà il mio bambino. Posso fare il vaccino?

Si, se all’inizio della stagione epidemica la donna in gravidanza si trova nel secondo e nel terzo trimestre. In questi casi la vaccinazione anti-influenzale è consigliata e proteggerà sia la mamma che il futuro nascituro.

Inoltre, sulla base della Circolare del Ministero della Salute “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019”, la vaccinazione antinfluenzale viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali siano a maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l’influenza. Le donne in gravidanza rappresentano questa categoria.

Come curare l’influenza? E’ necessaria la terapia antibiotica?

Mantenere il proprio bambino a casa, idratarlo adeguatamente e confortarlo.

Esistono cure “sintomatiche” ovvero le cure dei sintomi presenti al momento dell’influenza: utile ad esempio la somministrazione di paracetamolo o ibuprofene in caso di febbre e/o cefalea, bevande calde in caso di mal di gola, lavaggi nasali in caso di raffreddore. In questo caso è importante però saperli fare bene. Guarda il video

L’antibiotico, infine, non serve per curare la malattia influenzale ma per prevenire eventuali complicanze e sovra infezioni batteriche. Va quindi somministrato solo in alcuni casi, su indicazione del Pediatra.

Inoltre, è importante ricordarsi che somministrare un antibiotico a un bambino, se non necessario, non aiuta a far passare prima la febbre (leggi il decalogo sull’uso corretto degli antibiotici).

Esiste un modo per prevenire l’influenza nei bambini?

Certo! Il vaccino! La vaccinazione antinfluenzale è un’arma di difesa fondamentale nei confronti dell’influenza.

E’ importante che i bambini “ a rischio” ovvero affetti da patologie croniche vengano vaccinati perché in questi casi l’influenza può essere più severa e associata a numerose complicanze. Per saperne di più

A tal riguardo, è importante che anche gli adulti che sono a contatto con questi bambini più fragili effettuino la vaccinazione: genitori, nonni, care givers etc.

Allo stesso modo, è utile che anche il Pediatra si vaccini, non solo per proteggere se stesso, ma anche per i piccoli pazienti che ogni giorno assiste.

Ma il vaccino antinfluenzale funziona davvero?

I vaccini funzionano, sono sicuri ed efficaci. Essi prevengono l’influenza e le sue complicanze e riducono il numero delle ospedalizzazioni e delle morti correlate.

Secondo recenti report si stima che ogni anno l’influenza causi migliaia di vittime. Preveniamola con la vaccinazione!!

Leggi i falsi miti sui vaccini: articolo 1 e articolo 2.

E’ possibile contrarre l’influenza anche se si è vaccinati?

Sì, è possibile.

Nello specifico, esiste un intervallo di tempo di circa 15 giorni per garantire un’adeguata protezione generata dal vaccino: durante questo intervallo di tempo è possibile infettarsi.

Inoltre può avvenire il cosiddetto fenomeno del mismatch ovvero la capacità del virus di variare continuamente il suo aspetto genetico e antigenico attraverso continue mutazione. Questo comporta che vi sia differenza tra i ceppi del vaccino utilizzati e il virus in circolazione.

I ceppi utilizzati per la vaccinazione vengono scelti a inizio anno mentre il virus va a frequenti mutazioni.