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“Gradualità, buon senso, potenziamento dell’educazione sanitaria e civica”: sono le parole che devono caratterizzare la cosiddetta “fase 2” per limitare il possibile aumento dei contagi.

Lo ha spiegato ieri il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani intervistato da AGORA’.

 “Quello a cui si deve fare sempre appello è il patrimonio di ognuno di noi. Per questo da medico faccio un invito a potenziare moltissimo l’educazione sanitaria della popolazione e anche l’educazione civica. Molto dipenderà dal comportamento di ognuno. Si potranno fare tutte le regole che si vogliono ma se poi però non vengono rispettate con rigore chiaramente questo amplia il rischio”, ha spiegato.

La necessità di aprire attività vitali per la sopravvivenza del sistema del Paese deve conciliarsi con la necessità di poter dare la migliore assistenza possibile: “Ognuno di noi, ogni singolo cittadino deve farsi carico del rispetto di quello che viene detto: del distanziamento fisico, dell’utilizzo dei presidi, di quelli indicati e quando servono. Altrimenti, se non c’è una presa di coscienza del singolo cittadino che si deve impegnare in prima persona, tutte le regole che ognuno può concepire rischiano di non avere il potere e la forza che dovrebbero avere. La ripresa sarà tanto più ampia quanto più rigoroso saranno il rispetto e l’attenzione alle norme”.

 

Perché è importante la gradualità

“E’ come se ci stessimo trovando”, ha spiegato il Presidente SIP,  “in un grandissimo salone al buio, dove ci possono essere delle insidie. Se si procede con calma e cautela quando si incontra un ostacolo lo si tocca, lo si palpa e si capisce con che cosa si ha a che fare. Altrimenti si rischia di cadere rovinosamente, di inciampare. La prudenza è dettata da questo. Non dobbiamo mai dimenticare il rischio del contagio. Più persone contemporaneamente vengono ri-immesse nel circuito sociale e maggiore sarà il rischio della contagiosità. La gradualità serve a questo. Dobbiamo tener presente che è una situazione straordinaria, inimmaginabile nella quale non è possibile agire con delle situazioni precostituite o preconcette. Bisogna di volta in volta tenere conto di quello che è lo sviluppo dell’epidemiologia ed adattare le mosse”.

 

Bambini meno colpiti degli adulti, ma anche meno contagiosi?

I bambini hanno delle forme cliniche più lievi rispetto all’adulto e all’anziano, ma dobbiamo aspettare per dire se siano più o meno contagiosi. Ad oggi con le scuole chiuse, con il fatto che i bambini sono rimasti a casa, “il dato oggettivo – ha detto Alberto Villani - è che sono poco più di 2.000 i soggetti in età evolutiva con tampone positivo e abbiamo anche un altro dato più importante ossia che di questi meno del 7% ha avuto bisogno di cure ospedaliere. Abbiamo avuto solo e per fortuna (solo ma dolorosissimamente) 2 decessi  e i soggetti in età evolutiva che necessitano di terapia intensiva che si contano sulle dita di una mano. Circa la contagiosità per avere dei dati che abbiano un rilievo scientifico è bene avere dei numeri molto più estesi”.

 

Esiste un nesso tra malattia di Kawasaki e Covid-19?

“La malattia di Kawasaki è una malattia nota da tanto tempo. È una vasculite che normalmente ha un decorso benigno e in taluni casi potrebbe provocare grossi problemi perché come gravità maggiore ha l’interessamento del cuore con la dilatazione delle coronarie (vasi che portano il sangue al cuore). Perché questa malattia venga è studiato da tantissimi anni e quello che sta accadendo è che in Gran Bretagna e anche in regioni del Nord Italia è stato rilevato un aumento della casistica ma in Italia si parla di circa 250 casi l’anno e il Prof. Angelo Ravelli che è il segretario del Gruppo di Studio di Reumatologia della Società Italiana di Pediatria sta raccogliendo i dati, quindi stiamo facendo un monitoraggio per verificare. Un’altra situazione che viene descritta è una vasculite delle estremità anche su questo c’è un monitoraggio, si sta cercando di capire, ma ad oggi non è stato dimostrato nessun nesso tra queste fenomenologie. Chiaramente essendo una situazione clinica diversa si sta monitorando la situazione per verificare realmente l’entità della cosa”.