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"Non siamo eroi, e nemmeno soldati. Siamo infermieri pediatrici, infermieri dei bambini e siamo professionisti: lo eravamo prima della diffusione del contagio da coronavirus, lo siamo durante, lo saremo anche quando tutto sarà passato."
Oggi, nella Giornata Mondiale dell'Infermiere, vogliamo dedicare un pensiero a questi straordinari professionisti sempre accanto ai  pazienti e alle loro famiglie, riproponendovi  l'articolo degli infermieri pediatrici pubblicato sull'ultimo numero di Pediatria. Poche righe in cui c'è  tutto il senso della loro missione.

Grazie a nome di tutto il CD SIP e degli 11 mila soci SIP a tutti gli infermieri. E un grazie ancora più sentito a  quelli che, come i pediatri, si dedicano a neonati,  bambini e adolescenti.

Ecco il testo integrale dell'articolo
A superhero?

Elena Gastaldi e Lilli Vagliano (Torino) riportano una testimonianza a nome e per conto di tutta la Società Italiana di Pediatria Infermieristica

Non siamo eroi, e nemmeno soldati. Siamo infermieri pediatrici, infermieri dei bambini e siamo professionisti: lo eravamo prima della diffusione del contagio da coronavirus, lo siamo durante, lo saremo anche quando tutto sarà passato. Siamo sempre gli stessi professionisti, le stesse persone. Abbiamo scelto questa professione, e la portiamo avanti con competenza, passione, etica e umanità. Siamo quelli che accolgono un neonato in terapia intensiva dopo il parto, quelli che preparano i piccoli pazienti allintervento chirurgico, quelli che confezionano una medicazione, somministrano una chemioterapia e che si occupano dei bambini nei Pronto soccorso, che individuano i bisogni di un bambino e della sua famiglia, cercano risposte, si prendono cura.Siamo anche quelli che, in questo tempo incerto, si occupano di accogliere in ospedale pediatrico i bambini con sospetta infezione da SARS-CoV-2 ed effettuano il pre-triage. I bambini guardano linfermiera vestita come in un film fantasy, si vedono soltanto gli occhi, ma non hanno paura. Sono curiosi: quello che per gli adulti è un incubo da cui non si vede lora di uscire per i bambini è, fortunatamente, anche unesperienza da esplorare. Ci sono lo spavento e la preoccupazione, certo, ma anche la curiosità, soprattutto se i sintomi sono lievi come nella maggior parte dei casi. Mamma e papà sono consapevoli delle regole, collaboranti anche quando siamo costretti a separarli, e ci dispiace, ma loro non protestano, sanno perché lo stiamo facendo. In questo contesto di restrizioni e vincoli sembra che le differenze socio-culturali siano azzerate: daltra parte anche in questo caso gli accompagnatori dei bambini che arrivano al pre-triage accettano quasi sempre di buon grado le direttive a cui devono sottostare. La sicurezza è più importante di tutto il resto.

Questa è un’emergenza che stravolge non solo le vite quotidiane, ma cambia anche lassetto professionale: i tempi, le strutture, lorganizzazione e le abitudini. Nella nostra realtà, chi lavora in Pronto soccorso o in un reparto di isolamento non solo rischia quotidianamente, ma si trova a dover praticare la resilienza, adattandosi con flessibilità alle necessarie modifiche del Governo, della Regione, dellAzienda, sulle procedure operative a cui attenersi. Chi lavora nelle chirurgie, nelloncologia e nel centro trapianti, nella terapia subintensiva, nelle pediatrie, nei reparti specialistici e in hospice garantisce la continuità dellassistenza, perché nessun bambino/famiglia può essere trascurato/a, neppure di fronte alla pandemia di coronavirus. E non si può non accennare alle attività di prevenzione ed educazione da parte degli operatori sanitari tutti attraverso i consigli e le risposte alle domande non solo dei bambini e degli adolescenti, ma anche delle mamme e dei papà, delle donne in gravidanza, delle donne in allattamento.

Infermieri pediatrici e infermieri normalmente attivi negli ambulatori sono diventati operatori di pre-triage e si alternano ai fisioterapisti, ai coordinatori, ad altre figure sanitarie; i reparti vengono convertiti, gli orari di lavoro si dilatano, i riposi saltano, tutto si fa più complesso e il livello di attenzione richiesto per la sicurezza di tutti è altissimo. Ma lemergenza unisce, anche, e le relazioni allinterno dei gruppi di lavoro con tutte le figure che ne fanno parte (siano infermieri di reparto o infermieri dirigenti, medici, operatori sociosanitari, professionisti della riabilitazione) si cementano.

Nessuno si tira indietro perché siamo professionisti ed abbiamo scelto la cura dellaltro (del bambino e della sua famiglia, nel nostro caso). Nonostante la politica abbia fatto scelte dettate da motivi economici, le cui conseguenze stiamo pagando, la disponibilità a mettersi e rimettersi in gioco per fronteggiare lemergenza è, da parte degli infermieri pediatrici e degli infermieri dei bambini, incondizionata.