“Pensavo che la mia vita sportiva fosse finita per sempre ed invece grazie a mia mamma donatrice del rene, sono rinata e ho potuto partecipare a questi mondiali. Quando sono salita sul podio l’emozione che ho provato è stata indescrivibile. Non mi sembrava vero di essere tornata a gareggiare e tanto meno essere riuscita a vincere. Spero che la mia partecipazione qui ai mondiali per trapiantati possa essere presa come esempio per tutti i ragazzi e adulti e convincere chi non è ancora convinto che donare è vita”. Sono le parole di Daniela,  una bambina che all’età di 10 anni dopo una visita dal medico sportivo, prima delle gare regionali di nuoto, scopre di avere una proteinuria. Poi la diagnosi di sclerosi focale, presso il Servizio di Nefrologia Pediatrica del Policlinico Umberto I dell’Università La Sapienza di Roma, l’insufficienza renale, la dialisi domiciliare e nello stesso ospedale il trapianto.  Momenti difficili e carichi di ansia per una adolescente che vede la sua vita sconvolta da una malattia, ma un dono le permette di tornare a gareggiare.  Ed eccola ad un anno e mezzo dal trapianto, sul podio dei campionati mondiali di nuoto per trapiantati di Malaga, un carnet di medaglie importanti: 2 ori, un argento ed un bronzo. Tutto grazie ad un dono che le ha restituito una vita pienamente normale. 

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